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L’uomo personificato I
«Sarai per sempre vivo nei nostri cuori –
mi dice il frontespizio di una lapide.
Ma lo dice poi a me, e chi, il morto
i parenti del morto, a me o a lui
e ora, qui, lo dicono loro lui o io
e a chi»
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Comparse VI
È rimasto fermo per così tanto tempo
che il suo corpo è finito nel rimosso,
crede che sia stato spostato altrove
che ora sia dentro di lui.
Certe volte è come se fossero le parole
a muovermi la lingua, dice, e oggi
i luoghi che dovevo visitare
non si sono fatti vedere.
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IX. L’eremita
Come un mondo a sé di fronte al mondo
brucia con la sua lampada la realtà dei fatti,
la terra dove casca il mondo
in cui si incarta e cede il piede
di tutto quello c’è.
Oppure è un invito a illuminare l’eremo
che sta nella realtà delle cose, e allora
al fuoco la carta per incenerirne la luce.
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XX. Il giudizio
Su un prato azzurro che pare illustrato
usciremo dalle nostre scatole come cianfrusaglie
giochi d’infanzia smessi da tempo dal tempo;
saremo quel polverone di carne che increspa
l’erba, scopre le carte e manda tutto a monte.
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Camerino III
L’apparso si specchia nella carne,
nelle ossa ricoperte dall’intimo.
Non si guarda dentro né indietro
ma prova una camicia, a mettersi nei suoi panni.
Nessuna rotazione, gira sul posto e
si addentra nel riflesso dell’uscita battendo
un passo dopo l’altro dove cade il suono
a cui si attiene come al suono
del suo respiro che si allontana
mentre lui si lascia andare
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Davide Lucantoni, Mem, Arcipelago itaca, 2021

Davide Lucantoni è nato a Sant’Omero (Te) nel 1992. Si è laureato in Economia e management all’Università Politecnica delle Marche. Lavora come ricercatore presso l’IRCCS INRCA di Ancona. Ha pubblicato i libri di poesia Eccesso di Forma (Arcipelago itaca, 2018, prefazione di Alessio Alessandrini) e Mem (Arcipelago itaca, 2021).
Foto dal sito FLA Festival di libri e altre cose
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