
Risacche è un libro che lavora per sottrazione, per ritorni minimi e ostinati, come il moto che gli dà il titolo: non l’onda piena dell’enfasi ma il riflusso che lascia tracce, detriti, resti di senso. Cipriano Gentilino costruisce una poesia della soglia, abitata da figure liminali — migranti, vittime, corpi marginali, memorie familiari — che non chiedono redenzione ma ascolto.
Il verso breve, spesso spezzato fino all’osso, produce una lingua franta e vigilante, dove il silenzio è parte strutturale del testo e non semplice pausa. La formazione psichiatrica dell’autore non diventa mai chiave esplicativa, ma si traduce in una postura etica: osservare senza addomesticare, nominare senza pacificare. Il lessico alterna sacro e quotidiano, rito e cronaca, costruendo un attrito continuo che impedisce al testo di adagiarsi nella pura elegia.
In Risacche la poesia è gesto civile non dichiarato, testimonianza che non alza la voce ma insiste. Ogni componimento sembra chiedere al lettore di sostare, di non passare oltre. È una poesia che non consola: semmai accompagna, come una mano che resta aperta anche quando non c’è risposta.
In attesa di risacca
Il mare non promette.
Restituisce ciò che non serve, frammenti senza nome.
Aspetti che qualcosa torni ma è già passato.
La riva è una domanda che non trattiene.
Natale 2021
Una barca rovesciata.
I nomi non bastano.
La notte non ricorda chi ha preso.
Resta solo il numero come un freddo.
Esistenze
Contavamo per gioco.
Uno, due, tre.
Poi i numeri hanno preso corpi.
Bambini inermi inermi inermi.
E la lavagna era piena.
Kabul
Nadia scrivevi per respirare.
La parola era un varco chiuso a chiave.
Ti hanno tolto la voce prima del fiato.
Ma il verso non obbedisce.
Silenzio
Mio padre parlava poco.
Il silenzio era il suo modo di restare.
Ora lo ascolto meglio.
Dice di sé: sono nato a Erice vivo a Mondovì .
Scrivo versi e articoli per gioco come un bambino che giocando impara.
Non sono un maniaco dello scrivere, piuttosto mi perdo nella distrazione che immagina de-mente.
Non sono un letterato, ma uno psichiatra.
Infatti scrivo pochi e brutti versi con qualche rima di apparente bravura dovuto al caso.
Ho per un gioco del caso pubblicato libri che trovate su Amazon
– VERSI NEL RETROBOTTEGA – PARABOLE – RISACCHE
Per grazia ricevuta sono redattore di Neobar e collaboro con Cultura Oltre oltre che, ultimamente con Menabò e Il pensiero mediterraneo.
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