
Risacche è un libro che lavora per sottrazione, per ritorni minimi e ostinati, come il moto che gli dà il titolo: non l’onda piena dell’enfasi ma il riflusso che lascia tracce, detriti, resti di senso. Cipriano Gentilino costruisce una poesia della soglia, abitata da figure liminali — migranti, vittime, corpi marginali, memorie familiari — che non chiedono redenzione ma ascolto.
Il verso breve, spesso spezzato fino all’osso, produce una lingua franta e vigilante, dove il silenzio è parte strutturale del testo e non semplice pausa. La formazione psichiatrica dell’autore non diventa mai chiave esplicativa, ma si traduce in una postura etica: osservare senza addomesticare, nominare senza pacificare. Il lessico alterna sacro e quotidiano, rito e cronaca, costruendo un attrito continuo che impedisce al testo di adagiarsi nella pura elegia.
In Risacche la poesia è gesto civile non dichiarato, testimonianza che non alza la voce ma insiste. Ogni componimento sembra chiedere al lettore di sostare, di non passare oltre. È una poesia che non consola: semmai accompagna, come una mano che resta aperta anche quando non c’è risposta.
In attesa di risacca
Come cocci di coppe sulla battigia
brindate di notte da labbra ormai
fredde alle pareidolie di nuvole
andate ora a piovere altrove
neanche un riflesso di senso
in questo silenzio estraneo
prima che la risacca ci prenda
pesci rossi a trovare una coda.
Natale 2021
Bolle di rantoli
questa notte,
vagiti annegati
nei grembi
di silenzi inermi
abusati.
notte di Natale, due barconi di migranti rovesciati nell’Egeo
Esistenze
Grembiuli ignari tentavamo
numeri ingessati alla lavagna,
solo dopo l’appello
venne la conta
prima il cinque, il due e il tre
rotondi e storpiati
il sei amputato
il nove pure
l’uno senza naso steso
e incenerito
il sette e il quattro
arruolati a Salò
agli altri non arrivammo mai
erano già marchiati sui polsi
e di loro perdemmo il conto.
Kabul
Sveláti
ci lasciamo scivolare
a capofitto
e neppure il velo di un dio
a raccoglierci.
la poetessa afghana Nadia Anjuman scrive
Sono imprigionata in questo angolo
Piena di malinconia e di dispiacere.
Le mie ali sono chiuse e non posso volare
Silenzio
Una spesa sospesa
qr-code in fila al lidl
le nuvole sbuffano
dalla steppa al sahara
file di padri lasciati
morire ai santi
il tuo silenzio
era compassione
anche
i crotos patteggiano
col vento
due righe di pioggia.
A mio padre.
Dice di sé: sono nato a Erice vivo a Mondovì .
Scrivo versi e articoli per gioco come un bambino che giocando impara.
Non sono un maniaco dello scrivere, piuttosto mi perdo nella distrazione che immagina de-mente.
Non sono un letterato, ma uno psichiatra.
Infatti scrivo pochi e brutti versi con qualche rima di apparente bravura dovuto al caso.
Ho per un gioco del caso pubblicato libri che trovate su Amazon
– VERSI NEL RETROBOTTEGA – PARABOLE – RISACCHE
Per grazia ricevuta sono redattore di Neobar e collaboro con Cultura Oltre oltre che, ultimamente con Menabò e Il pensiero mediterraneo.
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Non avevo mai letto questo autore, davvero una bella scoperta!
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