
Dalla prefazione di Marcello Buttazzo
[…] Quella di Giorgia Mastropasqua è una poesia siderale, che rabdomanticamente cerca pazientemente calie e pietruzze preziose nell’immanente, cerca di pescare nel pozzo del definito e dell’inconosciuto la ragione stessa delle stelle. Poesia colta con una predilezione a scandagliare l’umano, il visibile e l’invisibile, con una postura essenziale (nel senso che va alle scaturigini dell’essenza, alle radici della vita viva). Il dicibile è detto, viene tratteggiato con versi efficaci. L’indicibile viene egualmente pensato e lasciato sedimentare con il vagheggiamento del sogno. Poesia della cura del proprio sé e dell’altro da sé. Giorgia Mastropasqua sa prendersi cura fattivamente, non solo poeticamente, della vasta costellazione umana. Poesia della rimembranza lumeggiata con occhi di grazia. Ci si può commiatare da una persona cara con il fiato del mondo dentro, con un respiro intenso. Poesia filosofica che si sostanzia in ricerca antropologica. La tensione della poetessa è umanissima, rifugge dalle strette ferrigne del discorso stereotipato, dai fissisti domini della ragione, desiderando mutare una voce in sasso, approdando ad una figurazione che procede per costellazioni. Riverberi di memoria sono manifesti. Ogni tanto la poetessa ritorna alle età primigenie, primeve. Come quando da ragazza prendeva le preghiere per canzoni d’amore.
Varcato l’accesso alla città
la voce del reale non si tace
è il clamore a sovrastarla
così iniziamo a cantare.
*
Osservi le violette selvatiche
raccolte nel puro tempo
la liturgia della stagione
celebra il seme dell’oro
il suo mistero di chiarezza
palpita nei prati, germoglia
l’unità, commuove il cuore.
Ma lo so, per te è diverso
a condurre la tua mano
fra le corolle minime e la terra
non è la meraviglia
bambina indugi molle
compagna agli elementi
perché è rinvio la marca del tuo tempo.
Terribili promesse hai carpito alla vita
se, per timore, stenta a cominciare.
*
È tardi, mi premeva dirtelo
non ci serve un’anima intera
basta un raggio di luce
è il nerbo di molte vite
rivolgi gli occhi verso l’interno
in cauta contemplazione
forse non farai caso
al dissiparsi del tuo bagliore
e quando nell’esistenza vigile
ti ferirà una gioia violenta
tu dirai: le rinunce fioriscono
senza neanche più il sospetto
dell’altra – la vita sottile
dove crolliamo deliberatamente
scintille effmere, per venire via
e nella notte, sognare di noi.
Giorgia Mastropasqua è nata nel 1986, ha studiato lettere alla Sapienza di Roma. Per cinque anni è stata redattrice della rivista Il Caffè, ha scritto di musica e di cultura su numerose testate. Suoi componimenti sono apparsi su Ellin Selae, ClanDestino, Poeti Oggi, Suite italiana, Le parole di Fedro, Pastiche e ANTEPRIME – Gli inediti di Finestre (vol. II). Nel 2015 ha pubblicato Grazie per gli Spiriti (Il Menocchio), nel 2016 è fra le autrici di Streghe Postmoderne (Alter Ego Edizioni). Ha pubblicato la sua prima silloge poetica Al Mondo vuoto (Controluna) nel 2024.
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