Copertina

Il primo impatto con la poesia di Cecilia De Angelis data per me ormai a un po’ di anni fa ed è avvenuto in occasione di uno dei tanti incontri di slam poetry che si fanno un po’ ovunque. Mi aveva colpito la sfumatura noir dell’ironia dei testi che aveva letto in quella serata (quali fossero esattamente non lo ricordo più, ma immagino siano inclusi nella sua seconda raccolta, Quasi quasi mi compro un minimarket, uscita nel 2014 per l’Editrice Zona) e, come ovvio in quel contesto, la qualità dell’esecuzione orale, anche questa distaccata, senza enfasi. La mia prima lettura della Lentezza…, quella sbagliata, l’ho fatta quindi con quei ricordi in testa: era una lettura che prendeva ogni poesia per sé, isolata, ne saggiava il tono ironico e sperimentava anche, in qualche modo, nella lettura mentale una sua potenziale scansione ad alta voce. In questa chiave, appunto, non tutti i testi funzionano: certo, qualcuno va in quella direzione (Il segreto di Marylin, ad esempio, o lo pseudo-apologo La cicala e la formica, giusto per fare un paio di esempi) ma sono in realtà una quantità secondaria in un insieme che è invece strutturato (per citare il verso conclusivo di Punti antipodali) sulla messa in scena di «orchestre malinconiche».
Ma quella chiave, come dicevo, era sbagliata. Conviene invece provare un’altra pista, facendosi aiutare dal titolo e in particolare da quella «lentezza» che lo determina in maniera così evidente. Perché questa terza raccolta di Cecilia De Angelis è infatti uno scorrere lento di diapositive che va attraversato senza soffermarsi sui particolari, sui singoli quadri, sulle singole poesie e facendosi trascinare semmai da quella specie di neghittosa inerzia che contraddistingue persino la sostanza metrica di questi versi, trascinati spesso con noncuranza quasi prosaica in lunghe fila di sillabe e poi magari di colpo, andando a capo, frammentati in nuclei di una, due o tre parole al massimo.

(dalla prefazione di Marco Berisso)

Ortensia

Aspetta che abbiano attraversato tutti
resterai a guardarli
ognuno sbarca il suo lunario
prevedi anche i pensieri
e se fosse solo quello del martedì e giovedì in palestra
lascia che sia
ci sono donne di buon senso
che si licenziano
le vedi
hanno occhi cerulei
ti domandano come va?
e sono già tre passi avanti
che accarezzano un’ortensia

*

Biancaneve

Il vento è fuori o quasi
e con un soffio fa scivolare le tendine via
da una finestra
avevano tentato anche i sette nani
con Biancaneve a tenerla stretta
avevano fatto tutto quanto il possibile
per rendere la vita un incubo
ma lei se ne prendeva cura perché erano solo dei bambini
dei bambini lamentosi assonnati saccenti
con la barba bianca
poi se n’è andata
succede che il vento soffi
e apra una finestra

*

Parete bianca

Aggiungimi alla lista della spesa
sarò al bancone degli ortaggi
se non ti voglio più
non è che non ti voglio
è che non so come spiegarti che ti voglio
però tu mi puoi comprare
pazienterò vicino a un cavolfiore
il posto dedicato all’aspettare
che sia una mamma ad arrivare
o qualsiasi altro amore
aspetterò
mi manca l’ozio dei vent’anni
mi viene bene stare qui e aspettare
aggiungi un quadro con una mia foto
hai una parete bianca dietro quella porta
tornando a casa questa sera
mi sentivo troppo sola
ho acceso la tv
ho aperto quella porta
e ho visto la parete bianca
alla tv
un tizio giapponese con una maglietta
a righe orizzontali bianche e blu
beveva menta fredda abbandonato sopra un divanetto
guardava alla tv sei donne su un muretto
vestite solo di foglie
era un film degli anni trenta
giapponese progressista che non voleva dire nulla
ho spento la tv
ho chiuso quella porta
ho appeso una mia foto alla parete bianca


Cecilia De Angelis è nata a Novi Ligure (AL) nel 1974 e risiede a Tassarolo (AL). Ha pubblicato le raccolte: Quando ero piccola mi innamoravo di tutti correvo dietro ai gatti (Sensoinverso 2012) e Quasi quasi mi compro un minimarket (Zona 2014).
È autrice dello spettacolo Certi cani si assomigliano (2012), mix di poesia e prosa, rappresentato in diverse sedi teatrali e della pièce teatrale Biologia del guasto (2018) rappresentata al Chiostro di Santa Maria di Castello (Alessandria) e al Teatro Giacometti di Novi Ligure (2018).