
La forza dinamica dell’eros, nel provocare l’avanzamento del processo psichico e conoscitivo dell’autore, sembra determinare in questa recente silloge di Salvatore Sblando perfino gli spazi nella tessitura dei versi, che, volutamente dimentichi di simmetrie regolari come dell’uso delle pause della punteggiatura, si organizzano secondo un criterio di libertà che diventa anche interpretativa, offrendo ad ogni nuova lettura altri argomenti narrativi e nessi logici. È come se il lettore percepisse se stesso quale testimone di una storia amorosa complessa ma tenace che si svolge sotto i suoi occhi: dalla tensione iniziale fino al coinvolgimento più pieno dei sensi e dell’anima.
Il percorso amoroso, tra vari dettagli della quotidianità, attese, struggimenti, insonnie e visioni oniriche, ha inizio (ed è un motivo che ha radici già nella lirica dantesca: “che dà per li occhi una dolcezza al core”) dal senso della vista, si intride di delicate percezioni olfattive, che attingono proustianamente, al paesaggio siciliano impresso nella memoria del poeta sin dall’infanzia, e sfocia in un’esaltazione uditiva che trasforma il ritmo del polso dell’amata nel “canto/ della chiave di violino” o in quello della pioggia che finalmente scroscia dalle nuvole. Il temporale, che come sostantivo ha il suo significato primo quale perturbazione atmosferica in un determinato luogo, e, nel suo secondo significato, in qualità di aggettivo, la dimensione temporale, diventa, in altre parole, la figura che assomma in sé tanto lo svolgimento nei giorni di un amore, che lo spazio fisico dei corpi che finalmente si svelano e rivelano l’uno all’altro intrecciandosi in un abbandono effusivo, che “sull’osso impari/ della notte/ esplode/ nel lampo”. Il ritmo spezzato di questi versi, più volte riproposto nel corpo della silloge, appare animato dalla volontà di una coincidenza dell’ architettura esterna con quella di un io che balbetta le sue emozioni in vibrazioni brevi e intense.
Una volta oltrepassato il confine tra desiderio astratto e fusione fisica, il singulto emotivo lascia il posto a testi più densi e compatti, in cui al tema dell’amore ormai saldamente conquistato si aggiunge quello storico e civile che rivela un altro aspetto dell’autore, da sempre interessato ad una politica di rinnovamento socio-economico, che si opponga ai danni di un capitalismo avido e ingiusto. Nascono, così, i testi bellissimi, ambientati a Iaşi, in Romania, patria della donna amata, in cui impeto dei sensi e forza politica visionaria si fondono insieme, e cadono perfino i confini tra le intime memorie dei due amanti. I nuovi affetti si saldano ai precedenti (da qui l’omaggio a Nicola Romano, poeta palermitano) ed al padre scomparso qualche anno fa, tutti e due maestri di vita, che il cuore trattiene intimamente con sacra devozione.
Franca Alaimo
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