
Simone Zanin appartiene a quella rara schiera di poeti che lavorano la parola con il fuoco dello Spirito, distanziandola da quella umana indistinta, che falsa il senso delle cose, omologando il pensiero umano. La letteratura diventa così, secondo un’affermazione dell’autore, “un’estrema unzione senza assoluzione”, perché domanda senza dover dare risposte. La ricerca di sovrasostanzialità determina una perenne attenzione verso la presenza dell’oltre in certi miracolosi spiragli spazio-temporali. La lingua ricama, testo dopo testo, trentaquattro varianti sul compito ascetico del poeta monaco della parola.
(Franca Alaimo)
Non è il singolo passo,
in fondo, che conta
né la meta o gli impegni,
ma il rumore degli incontri,
la somma del dolore e dei segni,
il suono del sasso, il colore
fisso dell’acqua
la rada di sabbia e basalto
il limite alto dell’abisso,
la smania di avanzare
tra la gente, la vertigine
di scoprirsi, infine, ancora,
sul cammino quasi niente
*
All’incedere fragile del tempo
si alterna l’occasione
il pieno e il vuoto
la visione consolante
di tornare ad avanzare
con passo inconsueto
sul limite discontinuo
del silenzio
*
Di quanto ameresti
e saresti amata
da ciò che amato è senza fine
e incondizionato,
è la misura che disvela
se è pensiero puro
o solo desiderio
e ridispone quello che è sembrato
toccare un infinito,
il perdersi a dimenticare
ciò che è passato, costruito
nel volgersi prudente
del suo tempo, paziente,
o davvero è solo sogno
illuso, inerte, capriccioso.
*
A noi si lasci
Solo il non detto,
il non dire, l’ellissi,
la linea vuota del sentire,
il margine fragile
del verbo
sul confine dell’abisso
Simone Zanin (Pordenone, 1977) nel 2010 ha fondato il cenacolo Ultranovecento, collettivo di artisti di varie discipline, con il quale sono stati realizzati progetti ed eventi in Italia e all’estero, tra i quali la partecipazione al V Festival del llibre d’artista i de la petita edició di Barcellona nel 2012 e le esposizioni collettive presso la Loggetta del Trentanove di Faenza e la Galleria Vastagamma di Pordenone nel biennio 2010-2011. Nell’estate 2011 è stato artista in residenza a Boussu-en-Fagne (B) avendo modo di lavorare con Gian Ruggiero Manzoni e Tania Lorandi. Nel 2012 ha curato l’esposizione internazionale Ubu sotto tutti gli aspetti – Lato & figurato a San Benedetto del Tronto. Nel 2017 ha vinto il premio Pubblica con noi di Fara editore con racconti inediti ed è stato finalista al Premio Bari città aperta, con il romanzo Arbeit macht frei. Nel 2023 è stato assegnato il premio speciale della giuria al romanzo Il coleottero di Višegrad nell’ambito della 9ͣ edizione del Premio internazionale Città di Latina. Sue poesie e interventi sono pubblicati in antologie italiane e straniere e in volumi collettivi e libri d’arte. Ha collaborato con la rivista ALI diretta da Gian Ruggero Manzoni ed è membro del Collage de ‘Pataphysique.
– Poesia e prosa poetica: La porta dei miei sogni (1995, ed. del Leone, Venezia), Studi (2007, ed. del Leone, Venezia selezionato al London Poetry Festival 2009, Ultima notte alla collina di Megiddo (2012, Raffaelli ed., Rimini), Nuova Vandea (con S. Adernò, M. Baj e G.R. Manzoni, 2013, Officine Ultranovecento, Pordenone).
– Varie: Esercizi di stille (2018, Pendragon ed., Bologna)
– Libri d’artista, in edizione realizzata a mano in tiratura limitata e numerata: Preludio, con Marco Baj (2008, Pordenone-Milano), Ellissi Mediterranea, con Martino Neri (2010, Officine Ultranovecento, Pordenone-Faenza), Mappe per un altrove (2011, Officine Ultranovecento, Pordenone-Urbino, presentato al V Festival del llibre d’artista i de la petita edició 2012 di Barcellona) cofanetto che contiene Prospettive della memoria con Daniela Barulli e 5 gradi prima del ritorno con Martino Neri.
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