
dalla prefazione di Antonio Fiori
<<Andrea Tosi ha praticato per anni una profonda meditazione personale, aggiornando poi un diario poetico di apparizioni ed assenze, a volte lasciandosi sedurre dalla morte quale risolutrice d’ogni enigma, ma senza mai perdere il controllo del pensiero e del verso, nemmeno davanti a “tutta l’imponente densità dell’assenza”. Una poesia pensosa dunque, filosofica ed autoanalitica, che affronta il tempo e interroga la vita: “di ragione in ragione / m’avanzo nell’ordito dei giorni / seguendo ciò che manca”, e ancora: “ho ragione di credere che dove si perda / questo soffio leggero in cui resto / come avvolto, / finiscano giorno e me stesso” … Nessun timore davanti al niente e all’incerto, bensì accettazione d’ogni prova e mistero: “questo vento che viene rimanda / di continuo all’incerto, / porta in sé il suo compimento/ perenne”. Nella raccolta si alternano paesaggi naturali e paesaggi interiori, venti, ombre, ricordi, notti, luci d’alba. C’è largo uso dell’ossimoro, della polisemia, d’improvvise epifanie. Andrea Tosi sa guardarsi dentro con coraggio ed umiltà, usando la poesia come guida preziosa, trovando infine la sua cifra, la sua voce riconoscibile.>>
Allargando
e restringendo l’orizzonte,
dove il limite al visibile si annulla,
ricompare quella storia intuita
Supera il corpo di molto
e si estende
a radice del fiorire,
ma anche adesso
col gelo di fuori si scioglie
in stupore nelle vene e rimpiazza
il temporale con acqua limpida,
sorgiva
una strada si allarga
in dentro,
dirime nebbie al tuo restare
che si annuvola ad ogni dubbio,
ogni meta fallita,
quanto misera può ridursi una vita risale
diversa esistenza
Nel punto più fondo, quando è perso il riscontro,
traluce in salita
e riappare
*
La voce è la stessa di sempre,
semplice di paese
in pianura,
ma ora ha dietro i ponti
crollati e le altane,
tutta l’imponente densità dell’assenza,
il dolore che condensa lento le ore
dove il vetro è più fresco;
là si sente per la stanza
quella mite bandiera,
aggirarsi su macerie di colline
leggera come fosse aprile,
perfino un sorriso;
è l’idea della vita timorata che si radica
nel bene
che le è dato vedere;
non ha nulla
tranne
quella stessa esistenza
da tenere insieme;
un lavoro
nella leggerezza di voce
per i figli,
nel compito dei molti giorni spesi
in quello stesso posto,
ed altri a venire,
nell’aderente semplicità
di ciò che per assenso
si intuisce vero
*
In parete a strapiombo,
bagnata di muschio
una baita fedele alla caduta;
mezza riva sognante
di allarmi al dirupo,
incalzata in gravità
Pensosa in altezza riflette
se era salendo che ha perso
la via, o forse un bisogno
di esistere in bilico
ed esporsi a una vita di oggetto,
mentre stando cadeva
e cadendo sognava
da ferma il suo eremo
al niente
*
Dondolando col sogno si finisce
sdraiati nei segni;
non è di un’eclissi del moto
a cui sempre ritorno,
piuttosto uno sguardo affondato
al profondo del sé
dove rigano torrenti
un buio di grotta o salire
nella bocca agli argini
un rintocco
di virginea ripresa
un tremore diverso
e sapere
che la vita si è retta nel seme;
riparte a fondazione di un istante
a nuovo cielo
o in inverno quando genera lillà
la terra morta
proprio a fianco ai bucaneve
Andrea Tosi nato nel 1984 e cresciuto in provincia di Brescia, ha pubblicato la raccolta d’esordio In aperto silenzio presso l’editore LietoColle (2013). Alcuni suoi testi sono apparsi su antologie (premio I Murazzi, premio Casentino) e quotidiani locali.
https://www.italicpequod.it/books/filari/
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