III


È nella morte il senso.
Il mistero del bisbigliarsi segreti, come le foglie all’autunno –
hanno voce ancora di mare, di spuma salata, verbi di
memoria acquatica. Nel pro lo del freddo fanno rumore le
piante, ed è qui, nella caduta e nel vento, l’inizio. Se anche
spoglia, mai nuda è la terra – prepotente, come il verde
d’ortica. Nel suo digradare e confondersi al giallo, è
desiderio. Eppure è ortica.
Eppure è dolore.
Non fa male ciò che ferisce. Fa male ciò che non è amore.

*

XI
Sentirsi addosso il passo
greve dell’edera
e non provare più la pietà
nel sapere i vostri morti bambini.
Poi solcare il silenzio, il frusciare
nero del corvo – versare un ultimo sguardo
al freddo, rifugiarsi ai bordi
di altre storie, pensare la poesia –
l’eternità. Decidere
di non restituirsi al mondo.


Cavoretto, interno cimitero

*

XXIII

Il tuo nome
– se lo dico tante volte –
diventerà abituale
se lo penso all’innito
– baco di sistema –
tesserà anomalie preziose.

Ogni amore campo incolto
si trasforma stropicciato
sotto il peso del pensiero,
muore l’erba.

Ma il tuo nome –
mai sentito o pronunciato
che non fosse il tuo –
quel tuo nome
seminato tempo fa
– sembra – ha radici vive.

*

XXV

Questa sera si è rotto lo specchio. Il tuo grigio,
un passaggio nel cielo. Nella morte perdiamo il potere
di vederci ri essi: è così che ti ho persa.
E quell’amore di allora
non era del tutto saputo – profumava
Loano dei pini marini – la vecchia lanterna.
Si sciolgono in bocca i ricordi, le tue caramelle
fondenti. Io, la Madonna.
Il gesso alla gamba, visitare per premio
la tua camera spoglia. E ho amato
quello che tu hai amato.

*

XXIX

Ho raccolto le more
e ho sentito la pelle scon tta dai rovi
– i frutti più piccoli maturano prima
ma il sangue scorre ugualmente –
è rosso anche il succo
tra le dita, sui palmi
scivola liquido ancora caldo di sole.
Quando non so aspettare
vado a raccogliere more
e seguo ogni notte la luna avvizzire, come chi
non può stare dentro alle cose, eppure
non ne sa starne fuori.


Claudia Olivero, torinese, in ambito poetico ha pubblicato Per baciarti a occhi chiusi non servono gli occhiali, Bré e Ma tu, tu sei la pianta, Rplibri, opera illustrata dall’artista Lodovica Paschetta.

Inoltre collabora da alcuni anni con l’artista Valentina Broestean, con la quale ha creato il progetto per parole e immagini Margini e Solitudini. Sue poesie appaiono online, dove restano intrappolate nel web. È co-fondatrice del Tinello poetico, collettivo per la divulgazione della poesia e ideatrice del format Yoga e Poesia. Ogni tanto traduce, più spesso insegna e alcuni anni fa ha vinto il Premio Grinzane Cavour con la tesi di laurea Cesare Pavese e Thomas Mann tra empatia e mito-incidenze, pubblicando in seguito alcuni articoli su riviste italiane e internazionali.


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