
dalla prefazione di Biagio Accardo
C’è in questo ultimo libro della Scappini, per vertigine di cielo, qualcosa che sorregge e innerva le parole, quell’altrove, di reminiscenza pascoliana, che permette all’autrice di fare esperienza del mondo senza subirne il limite, anzi di costituirlo come un insperato “punto di luce”, grazie al quale poter godere, anche per pochi e immediati frammenti, di quelle “visioni di ogni oltre” che rendono possibile l’esperienza del nostro essere al mondo. La poesia di questo libro, così aerea, così leggera, anche quando affronta realtà che “arruffano il cuore”, preserva un nitore che non è solo di natura stilistica, ma che rimanda a una capacità tutta interiore, e lungamente allenata, di saper guardare ciò che veramente conta. E ciò che conta è opera meticolosa, opera prudente, attenta e rispettosa di ogni frammento di esistenza e di vita che ci pullula attorno. È quel saper smuovere piano, così come sanno fare solamente coloro che sono esperti di cose terrene, “una cupoletta di terriccio asciutto” perché “spunti / all’improvviso, dietro poche foglioline sfatte, / il sorriso timido di due fragole rosse”.
In questi versi credo sia preservato un modo per essere al mondo, ma anche, di rimando, la ragione stessa della poesia della nostra autrice. Se, infatti, per essere al mondo potrà intendersi quella coscienza di appartenenza all’esperienza fragile, ma anche unica e stupefacente, della vita, dal punto di vista della creazione poetica, i versi della Scappini si muovono per continue e “vertiginose” epifanie che si dischiudono come quell’altro o quell’altrove cui rimanda sempre la bellezza fragile e abbagliante del mondo. Perché è di una lode al mondo che si sta parlando, di una riconoscenza di senso, di un necessario bagno di umiltà, di impronta francescana, all’interno della cornice dell’effimero, del passeggero, ovvero di quelle “foglioline sfatte” che, al culmine della loro funzione vitale, sanno, inaspettatamente, aprirci alla novità di un frutto inatteso. […]
apri le dita a conca quando
li abbracci perché più forte salga
dalle vene la preghiera al Cielo
dove, tra gli alti rami, già s’intravvede
il colore del perdono
*
capita
di varcare la stessa soglia
nell’abbraccio vegetale
scoprire disperso nei cieli
un aldilà ogni volta diverso
mai delude
la sapienza di un tronco vivo
quando sale l’alba
*
cinque
la notte veglia sulle impronte
incompiute del giorno
sui solchi ripiegati dal sole
sulle pozzanghere di nostalgia
sui rami divaricati come antenne
sul coraggio di chi schiude l’anima
in preghiera
*
sei
II
e intanto sopra me sento le tortore
accomiatarsi nell’aria della sera
posarsi sulle inarcature degli olmi
come l’ultimo figlio appoggia il capo
nell’inarcatura tra spalla e collo
quando rientra il padre da lontano
*
dieci
I
narrami dell’aurora sopra la cala
dei ginepri, delicata come una fragranza
sapiente come una preghiera intonata
nel deserto claustrale nella penombra
di una fede salda
nel fruscio dell’angelo custode quando
pronuncia il nome e chiama alle tappe
di una notte arresa fino a scorgere
il barbaglio della rosa
Nadia Maurizia Scappini, nata a Bagno di Romagna il 30 dicembre 1949, vive a Trento. Già insegnante di discipline umanistiche nei Licei di Trieste e Trento, si occupa di promozione culturale, scrittura e critica. Collabora con l’Associazione a. Rosmini di Trento, con la pagina culturale di riviste nazionali, con il blog Bottega Portosepolto e con la rubrica QB per Indipendent poetry; cura, inoltre, per il Tquotidiano indipendente del Trentino Alto Adige una rubrica dedicata alla poesia. Presente sul sito di Italianpoetry, ha organizzato Convegni e Seminari di studio su Poesia e Mito, nonché il Premio di poesia Città di Trento-oltre le mura 2018. Autrice di due saggi, due romanzi e di un libro di racconti, per la poesia ha pubblicato Le parole del cuore stampa Mondadori 2003; La luna nuda, Travenbooks 2007; Il ruvido mistero, Ancona 2008; Un’ora perfetta, Aragno 2015; Come dire dell’amore, Moretti&Vitali 2019; La bilancia del cielo, traduzione in cinque lingue del monologo in versi tratto da Sonia e il poeta, Graphie/Il Vicolo, 2021 (musicato dal Maestro Daniele Lutterotti per voce violino violoncello); preghiere imperfette, Moretti&Vitali, 2022; la plaquette Nu sunten singuri / Non siamo soli, Cosmopoli Bucarest, 2023; sul fianco del mattino, peQuod, collana Portosepolto, 2024 (testi musicati dal Maestro Arnaldo Francechini per pianoforte e viola). Presente in Almanacco di poesia italiana, Macabor 2020, e in Sesto repertorio di poesia italiana contemporanea, Arcipelago Itaca 2022, ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali. Nel marzo 2024 le è stato assegnato dall’Accademia mondiale della poesia il Premio Catullo per la poesia italiana; nel settembre 2025 il Premio Agape 2025 Caffè letterari d’Italia e d’Europa.
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