Se il cuore fosse un poliedro. Con un centinaio di sfaccettature. Capace in maniera caleidoscopica di affacciarsi al sentire, al sentimento, alla comprensione, all’interdizione amorosa, al gusto, l’olfatto e tutta l’elaborazione sisenestica del caso. E se il tempo vi fosse sottoposto, scardinando moti annuali e stagioni, giorni e settimane, per essere restituito in “movimenti” ovvero aneliti, generati e richiamati dai suoi stessi sussulti verso il mondo. Con lo sguardo puro di una poeta, la Mannino, che legge i segni del mondo, senza volervi per forza incasellare e costringere in un sistema. Senza per forza farne addendi o fattori di un’equazione. Dove l’io primigenio, il suo sguardo accorato sulle cose, resta k, costante e non si aspetta nessun “come volevasi dimostrare”. Ed il cuore resta così com’è, nella sua giusta pura ingenuità, la classe più a riva della felicità. Dove ingenuo non vuol dire di certo di poca cosa o facile, bensì l’opposto. E dal cuore allo sguardo, dall’esercizio della parola alla poesia, fioriscono pensieri e moti, onde, fiori e precipizi dei suoi testi. Un libro pieno. Denso. Pieno di piccole chiavi, che non vogliono forzare nulla, solo rendersi armonia di un vissuto cognitivo e contemplativo. Grazie poeta Mannino.

Sebastiano Adernò


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