Come cosa d’inverno, una gemma. Da custodire sino alla prossima primavera. Liberandola da quel precetto di solitudine che sembra portare con sé la stagione più fredda. Magari tenendola per mano. O restituendo quella sensazione di vicinanza e cammino assieme. Cammino sicuro nel porto dei sicuri affetti, che ti insegnano la vita. Anche a vedere il bello, a riconoscerlo come benedizione di nostro Signore. Contro i finti passi e sentieri di chi vive tra gli specchi dell’abbruttimento. Così la grazia da stato spirituale, tramite gli occhi giunge all’aspetto cognitivo. Il moto dell’anima è un invito a questo viaggio universale. Una vita con direzioni. Nella sua legge di quantità
quantistica. Nelle possibilità tra volute e folate, non tracciabili, ma riconducibili. Giungere ad un abbraccio di restituzione. All’interno dello stesso tempo, quello dei cerchi di una quercia. Dove la dimensione fisiologica legata alla nostra natura mortale sembra essere la più umana, la più reale. Stesa la costanza del memento mori, la poeta Martini, ci suggerisce di guardare attentamente e di saper cogliere, gli indizi i suggerimenti, le parole farfugliate dal vento, spazzate presto dalle nuvole.

Sebastiano Adernò


Scopri di più da larosainpiu

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.