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Se consideriamo che tra isole lontane
troviamo a volte molte somiglianze,
mentre isole vicine sono spesso assai diverse,
si spiegano allora molte cose dell’infanzia:
non capivo mia madre, mio padre, mai,
amavo il profumo di mia nonna nel letto
e desideravo i loro abbracci a dismisura,
ma quando si è trattato di far cantare il mondo
ho assoldato soldati di ventura, stupidi e
   spregiudicati,
che di notte mi insegnavano mostruose
   filastrocche.

*

È vero, della natura non ti puoi fidare,
ma non dovresti nemmeno disturbare i vulcani.
Potrebbero, se vogliono, emettere quella bava
   di fuoco
 per cui sono famosi, o un muro di metano e
    fango
 alto venti metri che nelle belle giornate può
    sollevarsi
e seppellire una famiglia di tre persone.
Ci sono luoghi che non sono come appaiono,
fintamente inermi come queste colline,
o come le isole che compaiono all’improvviso
e spariscono dopo una settimana,
terreno per fate morgane e inganni perfetti.

Cos’è il luogo di partenza se non il fuoco
   principale,
il punto da cui partono tutte le nostre illusioni
di bontà, di giustizia, perfino di simmetria.
Non possiamo che restare qui, scrive Brancati
in una lettera da Zafferana, qui non regnano
la follia e la dittatura, solo i poveri spiriti di
   questa casa
che per giorni interi mi invadono,
mi feriscono, mi impediscono di scrivere.
Però sono passati troppi ritorni, e ho visto
che anche noi siamo pazzi,
e non c’è giovinezza che ci possa difendere dal
   presente,
non c’è niente di speciale nei nostri ritorni a
   casa,
solo la paura dell’inizio e della fine.

*

Ricordare non ha mai fine.
Il dimenticato viene da ogni direzione,
e ogni spostamento spaziale contraddice
tutto quello che dici sulla sparizione,
e ricorda che niente torna mai uguale.

Il viaggio che sogni è il riflesso di un altro,
dimenticato, sparito, mai accaduto.
I sogni ti interrogano: ci sei stata davvero?
Eri lì quando l’ombra ha raggiunto il mare,
quando è scoppiato l’incendio, quando si è
   aperto il cielo
o rimpiangi cose che hai inventato?

*

Avvengono prodigi anche all’inverso,
per esempio un ponte a cui manca la mano,
una strada senza testa, una casa senza fegato.
Lo sguardo allora non crede a ciò che vede:
com’è possibile che questo corpo sia stato
   spogliato
di un polmone nel sonno, o della milza mentre
   mangiava?
L’occhio aspetta che le forme si ricompongano
e che la verità sia ristabilita; finge di non sapere
che l’inganno non si è mai trasformato nel suo
   contrario.

*

Marilena Renda, Fuoco degli occhi, nota di Maria Grazia Calandrone, Nino Aragno Editore, 2022

Marilena Renda  è nata a Erice nel 1976 e vive a Bologna, dove insegna inglese. Ha tradotto diversi libri dall’inglese e dal francese e conseguito un dottorato in Italianistica su ebraismo e letteratura nel ‘900. Ha pubblicato i libri: Bassani, Giorgio. Un ebreo italiano (Gaffi, 2010), Ruggine (dot.com press, 2012, finalista al premio Delfini 2009 e al premio Carducci 2013), Arrenditi Dorothy (L’orma, 2015), La sottrazione (Transeuropa, 2015, premio Bologna in Lettere 2019), Regali ai fantasmi (Mesogea, 2017), Fate morgane (L’arcolaio, 2020) e Fuoco degli occhi (Nino Aragno Editore, 2022).


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