
Guardami bene – io sono
vera sotto la luna. Dimmi
chi mi restituirà l’adolescenza,
le mie forme opache al cielo
dell’alba sull’ultima ballata –
dimmi dove sarà ancora
la gioia del plenilunio –
tu non volevi guardare –
non ti piaceva la mia
forma vera sotto la luna.
*
non fa che arieggiare
questa estate e cosa
vuoi che importi rifai
i vuoti porta il buio
lo spazio la candela
– daccapo –
quest’estate non fa che
arieggiare e il cerchio
si stringe nell’occhio velato
dei padri al punto in cui
versi più vaghi hanno inizio
*
per sentire il futuro vorrei
avere i tuoi occhi non più
scavare in cerca di luce
nel profondo –
Dalla postfazione di Maria Grazia Insinga
Il tuo nome non esiste nella nostra lingua
Venga il tuo regno, bambola cibernetica guerriera
[…] L’esergo di Natalia Ginzburg – <<e non potrei, credo in nessun modo, scrivere in prima persona di un uomo …>> – è una dichiarazione di identità che incide su ogni parola di questo libro. Manca, qui, l’oltranza nel riserbo che era in Ginzburg scrittrice; c’è, invece, in Nicosia una perfetta identità tra narrante e io multiforme, tra parola e percezione cosale. Se Ginzburg desidera scrivere <<come una donna però con le qualità di un uomo>>, Nicosia non ha nulla da scegliere, nulla da desiderare poiché nel suo animo non alberga il duale; al limite, il lettore potrà ritrovare i segni di una lotta risolta, ormai; lotta intesa come materiale linguistico che dà forma al verso … L’assenza di dualità non è stasi: è ancora forte la tensione a causa della mancata consapevolezza umana; e forte è la resistenza alle matrici di potere, forte è la pratica eversiva. Un nuovo monofisismo in cui la corporeità (res extensa) incide finalmente sul pensiero (res cogitans) e il corpo non è più ridotto a macchina in contatto col pensiero solo tramite la ghiandola pineale: non c’è più abisso alcuno tra il primo (ricettacolo del peccato) e il secondo (propulsore di moralità), ma unità. La consustanzialità di corpo-bios e corpo-sessuale è superata da quella novella genesi in cui corpo e linguaggio sono la stessa cosa incorporata: finalmente la testa all’indietro in un tempo primo – in cui tutto era indistinto – ora recuperato alla coscienza di chi scrive in dialogo inevitabilmente eretico con l’ortodossa divinità del sé.>>
Marco Nicosia ha studiato Lettere Moderne e Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Collabora con diverse riviste cartacee e online, occupandosi di traduzioni, saggi e interviste. La sua prima antologia poetica, alla cibernetica guerriera, ha ottenuto una segnalazione speciale al XXXVII Premio “Lorenzo Montano”.
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