La poesia è un modo della conoscenza. Il poeta è uno scienziato che sperimenta con le parole. Le fa interagire, le fonde, le scinde. Ipotizza, induce, deduce. Le sue discipline sono la fonetica, la semantica, l’etimologia, la metrica, la retorica, la semiotica. I suoi strumenti sono il lessico, le sillabe, la morfosintassi, gli accenti, le figure, le isotopie. Il poeta opera con curiosità, passione, entusiasmo, ma soprattutto con metodo scientifico. I suoi esperimenti sono le poesie. I suoi risultati, quando riescono, suscitano lo stupore, l’emozione e la riflessione del lettore. Questi scende nella poesia come in un laboratorio, a vari livelli, pieno di sorprese, imprevisti, segreti. E, scendendo, divarica le palpebre, sente rimbombare il cuore, e il suo cervello ragiona con le stelle.


ADYNATA

Vorrei che ogni mio scivolone
scrosciasse giù come il tracollo
del grattacielo; ma che il mio ritorno in alto
fosse come il decollo
appuntito del drone.
E vorrei che ogni mio tentennare o soprassalto
registrasse l’oscillazione
del Big One o di certi terremoti in Giappone;
ma che, come il fulmine su cieli di basalto,
spaccasse in due ogni dubbio la mia decisione.

Vorrei. Così volevi catturare il futuro
con le nostre promesse,
e chiuderlo nei nostri desideri.
Eppure nella foto, rannicchiata fra il muro
e lo scaffale, prima che il cancro ti sfacesse,
già il tempo aveva sfatto le linee e i colori in cui eri.

E vorrei che ogni mia emozione
sbottasse con più abbaglio della supernova,
e slancio di fotone
fosse ogni mio pensiero.
E, anziché vivere eternamente,
vorrei morire e nascere di nuovo
a ogni generazione.
Ma sono appena questa biro, che alterna al nero
il candido niente.

*

ALLA NOTTE
(LUNGOMARE DI QUINTO A NERVI)

Notte, anche se sei la benda che ci tende
sopra gli occhi la morte, mi sorprende
che sia pure lente dalle diottrie astrali.
Se ti pari come occhiali
tra me e le stratosfere,
posso leggere sino ai margini le grafiche stellari.

So che il silenzio che ti fa da pari
è il sigillo pronto per fermare
un giorno i nostri orecchi. Eppure,
stanotte, è cass’armonica a stonature
di ubriachi lontani, al tamburare
delle posate dentro i ristoranti,
e all’ammutolirsi degli amanti
per tutto il lungomare.

E so che questo fresco temperato di fiori,
di rose e di gladioli,
è quello con cui si spalmano i pori
e le narici sul letto dell’addio.
Ma qui lo sento nei polmoni
come fumento acceso di profumi mnemonici
e come, sulla pelle, massaggi di emozioni.

E il morso nero, Notte, di tutte le nottate
ora è boccata dolce di sensualità.

*

DORA

Dora, implora quest’ora che muore che non muoia.

In questa noia
di stelle, ora che dormi, il tuo sudore fibrilla.
Assomiglia alla brina
che prima di mattina
mi sgambettava, salvato da mio nonno, nei vialetti della villa
dove per me era vacanza il nostro servizio.

Stasera, è il mio piacere quel tuo vizio
di piccola infedele. I tuoi boccoli bui
più del buio
coprono ciò che scoprono le trapunte.
Ma le tue mani zitte, ricongiunte
come in preghiera, adombrano
quelle di mia madre, che seppero educarmi.

Nell’ombra,
il tuo sonno addenta il cuscino, con lo stesso appetito
di me, quando la nonna con amorevoli armi
vinceva al buio l’orco inferocito.

Dora, non risvegliarti,
mi ritiro ai tuoi scarti
e ti cedo le più parti del letto.
Si schiude la tua miopia cobalto,
la stessa di mio padre che dall’alto,
come dal firmamento, lasciava precipitare
il rimbombo, e presto si riempiva di segreto solare.

Il parapetto
contiene l’ebollizione del lungomare stracco,
da cui evaporano gli abbagli della modernità, lo smacco
e le vittorie dei bulli nelle salegiochi,
e i rochi
resti delle combustioni nei ristoranti e nelle pizzerie. Che accanto
non ci sei più me lo dice la nuvola della doccia
che t’imboccia
come in un sogno o in un ricordo. Sei qui ora e sono io altrove:
fra poco sarai altrove
e io sarò qui. Intanto
che ti rivesti, quest’odore mi riscuote di cuoia.

Dora, implora quest’ora che muore che non muoia.


Daniele Barni è nato il 9 dicembre 1973 e vive a Sansepolcro. Si occupa di poesia, narrativa e saggistica. Per Italic Pequod ha pubblicato, fra le altre, la raccolta poetica L’antologia (2021); per Cartman il saggio Lo sguardo della critica: i conoscitori d’arte in Italia tra XIX e XX secolo (2016); per Mimesis, collana di filosofia Jouvence, il saggio Il santo e l’eroe (2022).


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