
L’equinozio dal punto di vista di una foglia di basilico (le poesie del ritorno) edizioni ilglomerulodisale 2023 di Raffaele Gueli è una silloge poetica ampia e complessa, di esperienza e resistenza, in cui si coglie l’impegno per indicare un’etica nuova e un sistema di valori condivisi. L’opera affronta diversi temi: l’amore, la spiritualità, la natura, i rapporti umani, la critica al mondo d’oggi di cui non riconosce i valori prescritti dalla tecnica e dal mercato: efficienza, funzionalità, produttività, velocizzazione del tempo. In questo panorama il cui colore è l’abitudine / il cui tramonto è l’indifferenza è una fortuna essere scarsi in matematica, come afferma Gueli, essere risorto contorto fuori dato programmato / animale animato senza valore dato. Il momento storico gli richiede di rifiutare l’evidenziatore e sottolineare di mano ferma senza righello, di aprire la porta al cancellino, di percepire la spiritualità antelitteram / col pallottoliere. Sentendosi assediato, il poeta si fa comparsa, cerca un confine / che non divide, tiene. Incredulo della nuova fede nei numeri e nei Big Data, è, come tutti i poeti ingordo di vita, nel senso che ne ricerca il significato profondo, ne tenta l’abisso perché La poesia è carezza sull’abisso. Ma dantescamente Raffaele Gueli non si rivolge a chiunque: La poesia non è di tutti quelli che la leggono. / La poesia è già in cielo / mentre noi la leggiamo sulla terra. Si rivolge soltanto a coloro che sono persone e sanno un po’ di cose sull’amore. …I superstiti d’amori feriti / sono i migliori compagni di viaggio. La sua poesia rende quindi vana la difesa dei significati correnti e con coraggio ne indica altri, Raffaele Gueli si comporta come il mietitore che avanza tagliando le spighe e raccogliendole con speranza e spasmodica attenzione per la vita nella quale Per tutto è l’amore / per le persone nessuno escluso… Ha tanti segreti l’amore: uno è vederlo in molte cose / due concedergli possibilità… Si può moltiplicare… Il poeta disvela le verità della vita, rivolgendo lo sguardo in noi stessi e verso l’alto, per riconquistare la spiritualità perduta: Ho sulla punta delle dita / un segno da spiegare a un foglio / le parole caravelle / calmano la tessitura ossessiva. Il tema della spiritualità, di carattere francescano, semplice e fraterna, percorre tutta la silloge: Abbiamo parlato con Dio / gli abbiamo chiesto i miracoli / e invece noi eravamo i santi. Ho bisbigliato / ti basta lo stesso tetto tutta la vita/ per poter dire amore in mille modi diversi… Dio non è morto. / L’uomo non è ancora risorto. / Questo è il fatto increscioso… Si deve pregare… con le braccia che arrivano / alla fatica buona… Nella poesia che apre la silloge il poeta dichiara di avere ben fisse nella mente alcune utili regole dell’arte del trasloco che servono da mappa per orientarsi nel cammino da un luogo all’altro: sapere chiudere bene e sapere aprire bene, mantenere viva la storia degli equinozi e avere cura di innaffiare il basilico al tramonto. Pianta aromatica, preziosa per il suo profumo, il basilico entra nel complesso titolo della silloge: L’equinozio dal punto di vista di una foglia di basilico (le poesie del ritorno). Unire l’equinozio alla foglia di basilico allude all’equinozio di primavera, alla rinascita della natura, alle prime foglie del basilico e al rinnovarsi del canto dei poeti, tema emblematico di tanta poesia di tutti i tempi. Ma allude anche all’equità armonica tra tutti gli esseri viventi anche i più umili e semplici come la foglia di basilico, di cui non conosceremo mai il punto di vista. Ma non è questo l’importante, perché è giusto considerare, secondo l’autore, anche la foglia di basilico nel numero degli esseri, di cui prendersi cura. L’equa ripartizione del giorno in ore di luce e di buio rimanda inoltre alla semantica della luce e delle tenebre, al bene e al male che si mescolano nell’animo dell’uomo. Il sintagma nominale Poesie del ritorno, in parentesi, spiega da un’altra angolazione l’atteggiamento e il punto di vista del poeta, il suo cammino, visto come un ritorno verso la natura e l’umanità, la libertà è intreccio di legami, la social catena per ricordare Leopardi. In questa prospettiva la poesia che dà il titolo alla silloge giustamente parla dell’arte del trasloco dall’antropocentrismo all’affermazione dell’eguaglianza di tutti gli esseri viventi: Era ora di arare tornare e fare Una calma disamina dell’eroe… L’Universo avrà pure il suo centro / ma io mi tengo stretto ai lati. La poesia di Raffaele Gueli oppone alla logica del possesso la ricerca della “giusta posizione”: Vi scrivo con la punta del minuto / trascino il dito a indicare il pino / Scavo nella rarefazione del tronco… stritolo un verso / per spremerci succo di poesia / tratteggio a respiro / lo sfogliare dei rami / tra fiati di libeccio… Il poeta si sottrae al riduzionismo e alla semplificazione odierna del linguaggio, cerca “l’orizzonte di senso” e ne indica l’attuale assenza, a cui non si rassegna, e che vuole colmare con la sua scrittura: Siamo una babele disillusa… fuggo da te mentre di te ho bisogno / le domande sbagliate sono la strada maestra / per le risposte giuste / residui di cielo / appiccicano agli occhi stralci di tempo trascorso. La parola poetica di Gueli dischiude le potenzialità del linguaggio, allude, evoca, provoca, avvicina l’esperienza quotidiana all’assoluto, scardina i significati e il senso comune insistendo su consonanze ed assonanze: Trionfo / tonfo / pomfo; sono sperso, sparso-arso raso non soltanto per un effetto musicale, ma per sottolineare la connessione emotiva e semantica del suo dettato poetico. L’opera ha un impianto di largo respiro in cui si saldano slancio del sentimento e dell’immaginazione e tensione espressiva. La struttura metrica elastica asseconda la variazione di tempo e ritmo: Ho scavato nella punteggiatura / slabbrato le virgole / scorticato i punti… stonato la metrica… Modi lirici e prosastici s’alternano a periodi brevi dall’andamento piano a strutture sintattiche più complesse. Per tutto questo L’equinozio dal punto di vista di una foglia di basilico (le poesie del ritorno), si definisce titolo polisemico che si fonda nella compartecipazione alla naturalità proponendo, sul piano ermeneutico, una connessione inscindibile tra microcosmo e macrocosmo. Raffaele Gueli con la sua poesia incide il suo segno nel contesto odierno per il modo in cui vuole rendersi conto di dove si trova e dove è trascinato, direbbe Paul Celan, e progetta la realtà: Tendere la mano, dunque / per sentirsi un po’ meno padroni.
Gabriella Maggio
Ho un accordo col sole
questo determina almeno una bugia
con la luna.
Che il buio appartenesse
a qualcosa oltre
era solo il vecchio patto come le stelle.
*
Si deve pregare
si prega non a mani congiunte
ma con le gambe che portano
con le braccia che arrivano
alla fatica buona
con le ossa rotte
si deve pregare
tra le pieghe distinte
delle lunghe giornate
graffiate sul viso
contagocce delle preghiere
si deve pregare con le piaghe
con le ginocchia sbucciate
la prima volta da piccoli
nel bruciore dove nacque
la prima preghiera
*
Mi commuovono ancora le strade
le stesse forme sparse
i basolati sicuri attraggono a sé
ogni suono
lo contengono poi lo spengono
i campanili irrispettosi delle ore
sono una compagnia da comprendere
il sole arido è un tradimento
nel racconto delle colline morbide
il limone intreccia un patto
con il pane appena sfornato
come quando un secolo
spiega al tempo che passa ogni ragione.
È per sistemare la storia nel tempo che passa
che si scompongono le certezze dei confini.
Raffaele Gueli, nasce a Ragusa il 21/06/1984. Marito di Angela. Papà di Carlotta e Matteo. Vive a Catania dove svolge l’attività di Psicologo Psicoterapeuta. Docente presso la scuola di specializzazione S.E.F. (Scuola Europea di formazione in Psicoterapia Funzionale) – Centro Studi Whilelm Reich di Catania. Consigliere S.I.F. (Società Italiana di Psicoterapia Funzionale). Componente area ricerca F.I.A.P. (Federazione Italiana Associazione Psicoterapie). Nel 2010 pubblica la sua prima silloge dal titolo Dolce Dolcissimo Vivere da cui è stata tratta una rappresentazione teatrale. Nel 2013 pubblica la silloge Il peccato di pregare (Thauma ed.) che nel 2023 vince il Premio Sygla. Per anni è stato esponente del gruppo di poeti che hanno contribuito alla diffusione della poesia in Sicilia. Presente nel terzo tomo dell’antologia di “Poeti contemporanei Siciliani” del 2022. Nel 2023 vince il Concorso Nazionale ilglomerulodisale. Nel dicembre dello stesso anno pubblica la silloge L’equinozio dal punto di vista di una foglia di basilico, giunta alla sua seconda ristampa. A settembre 2024 quest’ultima silloge riceve una menzione d’onore, sezione libri editi, al concorso internazionale “Il Convivio”. Vari i premi letterari vinti.
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