
Con Khalvat, Lorenzo Foltran costruisce un libro raro: un tempio poetico abitato da due figure che, nella loro unione, generano una sorta di teologia intima e carnale. L’intera raccolta è attraversata da un duplice movimento: da un lato l’esplorazione della vita quotidiana, fatta di gesti minimi — cucinare, piegare un lenzuolo, condividere un pasto — che diventano liturgie domestiche; dall’altro la tensione metafisica che trasforma l’amore in dottrina, rito, sacramento segreto.
La poesia di Foltran è colta, limpida, rigorosa nella metrica e nelle immagini, nutrita di echi biblici, classici, persiani. Ma è sempre radicata nella realtà: i corpi imperfetti, il lavoro alienante, l’economia, il traffico urbano, l’acufene, gli uffici illuminati nel cuore della notte.
La forza del libro sta proprio qui: Khalvat è una preghiera d’amore che non separa mai spirito e carne, filosofia e quotidiano. L’intimità diventa cosmo, il “Due” diventa divinità autosufficiente, e la stanza diventa tempio.
Salvatore Sblando
Cinque poesie da “Khalvat”
Penetrami la mente affinché, gravida
possa mettere al mondo la tua prole.
Ogni pagina è nostra figlia, il frutto
della tua fronte quand’essa si fa ombra
e si posa sul libro appena aperto.
Osservi i fogli senza firma, tocchi
e inumidisci i bordi della carta.
Amante rispettoso, mi possiedi
e senza alcun dolore mi fai tua.
Nell’amplesso mi schiudi e poi mi serri,
mi scrivi fino all’ultimo paragrafo.
E giunto, infine, il tempo della nascita,
non mi è di peso il parto né il travaglio.
*
Noi siamo madre e padre della chiesa
figlia del nostro amore.
Ma la santa dottrina non è scritta,
stampata o divulgata.
È la parola dei nostri colloqui
a fumo di candela,
il riverbero attorno al battistero,
l’eco della navata.
Vastità d’aria densa e liquefatta
che ci avvolge, ci imbeve
e trabocca, straripa e ci sostiene,
rinfresca e ci rinnova.
Effusione del nostro santo spirito:
scolastica da camera.
*
Non ha bisogno il nostro tempio chiuso
di preti e di credenti.
Non ascoltiamo suppliche o preghiere
di chi bussa alla porta.
Il nostro culto vede l’esistenza
di un Altissimo Due,
l’una il nume dell’altro che sussiste
nella sua Dualità.
Nella sua trascendente perfezione,
in un eterno istante,
il Due emana da parte a parte amore,
amandosi riamato,
ed esclude da sé tutto il molteplice,
egli stesso Universo.
*
L’eterno non contempla l’esistenza
di passato, presente e di futuro.
I secondi, i minuti, i giorni e gli anni
sono fissi, non passano perché
sincroni, non iniziano e finiscono.
Insieme, gli anni sono un giorno solo
e il nostro giorno è il giorno che viviamo.
È oggi che non diventa mai domani
e che mai ha conosciuto l’essere ieri.
Noi siamo prima di ogni tempo e il tempo,
senza tempo, non scorre né si perde.
Che tutto questo possa continuare
e che mai possa dire: «Sono stati».
L’eternità sia il nostro oggi per sempre.
*
Gli scontrini che lasci lievitare
su mensole e scaffali della casa
mi ricordano il prezzo reclamato
per i giorni all’esterno, nella cella.
Sarei pronto a pagare il doppio, il triplo
per non chiudermi nella gabbia aperta
dalle mie stesse chiavi ogni mattina,
per averti con me durante il giorno
e non solo di notte quando stanchi,
stremati, morti, a stento ci nutriamo.
Nella stanchezza muta della sera
non sono più capaci i nostri corpi
di amarsi come prima, quando liberi
stavamo tra le nostre quattro mura.
Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre, Lorenzo Foltran si è diplomato in management dei beni e delle attività culturali con un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiede. Ha pubblicato tre raccolte poetiche: In tasca la paura di volare (Oèdipus Edizioni, 2018), Il tempo perso in aeroporto (Graphe Edizioni, 2021. Prefazione di Jean Portante) e Khalvat (Graphe Edizioni, 2025). Sue poesie sono comparse su varie riviste letterarie (in Italia e in Francia, autotradotte) come anche sul quotidiano “La Repubblica” (rubrica a cura di Gilda Policastro).
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