
Dalla prefazione Filologia del vivere di Francesco Bargellini
Per rappresentare i cardini del mondo poetico di Daria, così solidamente connotato da garantire della forza di vocazione dell’autrice, potremmo rubare il “telaio” al sistema del grande Plotino. Il filosofo neoplatonico (così caro a Daria, come le successive diramazioni della Scuola già platonica nello spazio e nel tempo) strutturava la realtà per gradi di valore/verità decrescenti a partire dal divino, ineffabile Uno, da cui il nostro mondo emanava come alone luminoso dal fuoco – e questo alone sempre più fievole e corrotto, fino a coagularsi nella cruda materia che ci circonda … il significato che assume per Gigli fare poesia, di cui mai come in questa raccolta si indagano ragioni e movimenti, supera l’idea di una rappresentazione del vivere o di un suo innesto nel dominio dell’arte; no, far poesia e forse anche soltanto leggerla, fruirne, in ogni modo dedicarvisi, è per l’autrice precisamente consentire alla vita di affluire all’esistenza, farle largo in cuore; è chiave e porta al mondo vivente dei realia, già esperienza e non più fantasia; non idea per cui, ma dinamica in cui davvero «tutto…scoppia della sua verità» (Un’altra saggezza) … Dai piani commisti della lettura e, fuor di metafora, di una presenza al mondo che si voglia intelligente e fattiva, si sprigiona l’idea di una “filologia del vivere”, dopotutto, che non concerne solo i termini della nostra cultura; che si risolve in j’accuse contro l’odierno pressapochismo generale, mentre rivendica il valore di un’adeguata, paziente formazione a tutto campo.
Esiste, sì, una filologia rigorosa che pure non soffoca, che favorisce la vita, privata e associata, dei singoli e delle generazioni: forse l’ultima musa dell’autrice, in questa nuova raccolta di straordinaria, affabulante densità. […]
Il dolore
Non so come sia il dolore
quando affonda in armi
e armato tiene il campo.
So cos’è bearsi del piccolo mondo
e del suo gemello universale.
Forse, ecco, il dolore
è commozione da indagare,
con una luce in fondo.
Cromogonia
Mentre mi chiedo
come spendere al meglio
il mio tempo,
il tempo scolora.
Pare il cielo di settembre
che accoppiandosi al mare
in una tenera foschia
generò un tempo il celeste.
La faglia
C’è un braciere ai piedi del letto,
un braciere d’ore e di cenere,
mentre fuori gennaio stampa sole
sull’erba e ride elettrico.
Tra l’ombra del giorno
e l’abbaglio di un’epifania
una faglia si spalanca ora
di vita sconosciuta.
Sera di fine estate
Qualcosa si spenge
nelle voci che dalla siepe
rimbalzano a fine sera:
liete forse, sconosciute
e per questo più vive
come ogni cosa riconosciuta
solo nei ricordi
o nella fantasia.
Aspettano non sanno cosa:
lo sa il sole che rapido
nell’ultimo tratto
ora s’immerge.
La veglia
Chi veglia in quel candore
si scioglie nell’incanto delle parole,
ma tace perlopiù, come si conviene
a che si compia quella veglia.
E un brusio circa lunarem circulum
puoi sentire di sopra al poggio
quando s’allunga dell’estate
la sua notte più chiara.
Dalla postfazione Una poesia tra dialetto e tecnoletto di Davide Puccini
<<Daria Gigli continua a ritmo grosso modo triennale, che evidentemente è il suo, con il nuovo libro che abbiamo sott’occhio, Uno schedario azzurro notte. Anche questa volta le sezioni sono quattro, due delle quali ospitano una sottosezione. Il legame con le raccolte precedenti è offerto subito dal testo di apertura, Il congegno, che si ricollega a quel desiderio di distruzione o di perturbazione con cui entrambe si chiudevano e in particolare allo «scoppio», della prima, dove, come si ricorderà, si diceva «bello è lo scoppio» … La vita rischia di diventare un congegno meccanico per un eccesso di razionalità che non consente più una scelta libera e qui si rivendica appunto il desiderio che accada qualcosa di imprevedibile in grado di rimettere tutto in gioco. D’altra parte, non è meno significativo il titolo della prima sezione, Il voltapietre, giustificato da un esergo in corsivo presente anche in altre due, una specie di sintesi offerta al lettore per invito e sussidio: come il voltapietre, un uccello che cerca le proprie prede sotto i sassi che riesce a smuovere con il becco, anche il poeta, sebbene meno bravo di lui, riesce a cogliere granelli di verità sconvolgendo la superficie della piatta quotidianità.>>
Daria Gigli fiorentina di nascita e di formazione, ha insegnato Letteratura greca nell’Università di Firenze. Ha curato una nuova traduzione dell’Odissea per i Classici greci e latini di Rusconi. Per Moretti&Vitali sono uscite due sue raccolte di poesie: Una visita a Hölderlin e Sotto la notte si fa casa che hanno ottenuto importanti riconoscimenti.
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