
dalla prefazione di Dante Maffia
<<Ci sono poeti che hanno alti e bassi, che in un libro esprimono grandi cose e in un altro stentano ad offrire la bellezza che li travolge. Michela invece riesce a restare sempre sul monte, in altezza, perché la tempesta che ogni volta l’avvolge quando viene presa dalla musica del mistero lei la vive intensamente e se ne appropria e poi distilla, misura, estrae l’essenza attraverso un processo che è, insieme, direi umano, quasi filosofico e tenerissimo.
I versi di questa raccolta, che non a caso si intitola “Eterna creazione”, lasciano nel lettore una pienezza di emozioni e lo strascico di un sentimento che ha accenti universali.
Voglio dire che tutto ciò di cui si parla è sicuramente un vissuto che però non si è fermato dinanzi a sé, ma ha assimilato il seme di ciò che si muove attorno, guerra compresa, diventando così messaggio di tutti e per tutti, realtà obiettiva, cioè lievito e germoglio che si apre al futuro.>>
Volteggiano nel vento preghiere
mentre la vita si perde
sull’orlo di un buio indomabile.
Non è questione di alleanze
o di antiche memorie
la guerra non ha mai ragione
più si fissa dolore nel cosmo
più l’amore scompare
meglio liberare luce nel cielo
e chiedere agli angeli
di vegliare muti il tempo
che si accompagni il mondo al disarmo
che ogni orizzonte conosca perdono.
*
S’impara con la sete
a trovare nell’acqua la vita
uno specchio su cui riconoscersi
mentre ogni madre
tiene in grembo un sogno
e il fiume conserva memoria
di sorgente, ruscello, mare
antica visione del mondo
dai frammenti di Eraclito
acqua luogo e confine
e la sua voce silenzio d’eterno.
La luce torna pura,
quasi cantico di stelle.
*
Il cuore stasera
è un sole che tace tra gli alberi
pronuncia silenzio
un’attesa nel verde
mentre il tempo ha voce possente
e consuma le ore come le nuvole
che sanno appena dell’erba
e dei passi in lontananza
un cane bianco fissa con me
la luce che scompare.
Entrambi siamo l’eco di solitudini improvvise,
oscurità che subito rischiara.
*
Il vento attraversa stanze vuote
il profumo di gelsomino
rallenta il sonno del sole.
Qui l’assenza è nei silenzi irreparabili
negli addii già resi al tempo
consegnare la voce agli oggetti
è l’unico sussulto
credere agli orizzonti
provati dall’abbandono
che sia amore tutto quell’arrossire
la sera
prima
dell’ultima parola.
Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD). Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato venti libri. Giornalista pubblicista, si occupa di relazioni internazionali. Presidente della Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo, presidente dell’Associazione “Le Ragunanze”. Collabora con diverse testate e redazioni. Le sue poesie sono state tradotte in oltre dieci lingue. È tra gli otto co-autori del romanzo di Federico Moccia La ragazza di Roma Nord edito da SEM. Quell’odore di resina è il suo primo romanzo e Villa Doria Pamphilj il parco più grande di Roma è il suo primo saggio.
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