*

La poesia comincia
con uno zoom precipitoso
dalla guglia di una chiesa isolata
all’insegna di una grande catena.
Inquadra un gruppo di lettere luminose,
espone il segno per celare il messaggio.
Poi racconta l’incontro (omettendo
il collegamento, concede all’istinto
del lettore di dominare)
con una donna svanita per anni,
nascostasi poco lontano da casa,
è certamente lei e non è più lei
e viene guardata come un enigma.
Questa scena sembra non finire,
anzi continua a ripetersi.
La poesia legge nel pensiero di un passante,
ha un appuntamento che non può mancare.

*

Gli inquilini dormono, con il loro lavoro
nel sogno, protetti dalle mura
che conoscono. Avvertono il freddo
e il caldo delle stagioni,
e ciò che sognano non sapranno mai
fino in fondo quanto ispiri la vita,
pur credendo viceversa.
Il sistema d’allarme che hanno previsto
verrà maledetto nel cuore della notte
sorpresi in abiti ridotti
in un dormiveglia penoso
che non impedirà la razzia
ma neppure il fatto di vederla.
A volte è bene smemorare dove stia
il coltello che hai preparato per difenderti.

*

Vorrai non aver visto New York, e meno ancora
Pechino, e la Muraglia. E le città dell’Est
certamente vissute in sogno,
catturato nel reticolo.
E neppure il Brasile delle foreste
e vulcani in riposo, le civiltà del bronzo
decorate da insegne di sangue,
inganni di avvedute divinità.
Ma come fa battere il cuore il deserto
e starne al centro, anche solo
pensarlo, adesso, in piena notte,
il centro del deserto e questo buio, solo tuo.

*

Non fare pensieri la sera.
Inquineranno il sonno ed è bene
che il tuo primo mattino si giovi
di un riposo profondo. Non arrivare
già sfiancato alle battaglie.
Non siano le tue invettive
logorate da discorsi a te stesso.
Non lasciarti nell’oscurità
a preparare la sconfitta.
Cammina, se puoi, cammina molto
in luoghi che siano amati
meglio se non pienamente conosciuti
così da tenere ferma la vita
e lontana, potendolo, la sera.

*

In un certo romanzo, un uomo
è vittima di un complicato raggiro.
Accortosene, lo assale la vergogna.
Non informa nessuno, tantomeno sua moglie,
né chiede aiuto al più fidato degli amici.
Tenta, con mezzi sempre più poveri,
di cavarsi dagli impicci, ma più si adopera
e più strettamente le trame del raggiro
lo stringono. Allora prende a nascondersi,
si rende introvabile, gira per la città
come un estraneo, poi si trasferisce
e sotto falso nome tenta, come si dice
di ricominciare da zero; e ben presto
della vita di prima salva solo il raggiro.

*

Raimondo Iemma, Nuovi misteri, Interlinea, 2022

Raimondo Iemma è nato nel 1982 a Torino, dove vive. Ha pubblicato le raccolte di poesia Ultime questioni aperte (Edizioni della Meridiana, 2006), Luglio (Lampi di Stampa, 2007, premio Beppe Manfredi opera prima), Una formazione musicale (Le voci della luna, 2013, premio Renato Giorgi), La settimana bianca all’interno di Poesia contemporanea. Quattordicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2019, a cura di Franco Buffoni) e Nuovi misteri (Interlinea, 2022). Per la poesia inedita ha ricevuto il premio Sandro Penna nel 2005 e il premio Fabrizio De André nel 2006.


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