*

Adesso fa notte fa preghiera.
Apre le serrature del silenzio
fa apparire la mappa siderale
e ci inginocchia per quello spazio immenso
fra qui e l’orlo
del cominciamento
quando le spine dorsali
stanno tutte stese.

*

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

*

Giorno d’aspromonte dove salgo
caricata con un peso un peso
che non si appoggia. Giorno
del mio stretto di magellano nel petto
con quel boccone che non s’inghiotte.
Giorno della testa poggiata alla mano.

Usciamo. Chiediamo che passi
tutto lo star male. A chi chiediamo?
Alla vigna che è tutta
uno scoppio di foglie nuove
al ramo dell’acacia con gli spini
all’edera e all’erba
sorelle imperatrici che sono
manto disteso e potentissimo trono.

E che cosa chiediamo?
Una piena falcata d’amore,
una giusta battaglia, aculei nella voce,
narcisi e rose

essere radiosonda
del niente che trasforma
il trascendente in cose.

*

Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.

*

Sto nello sfregio della notte.
Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e
salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera
che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo.
Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino
sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta
l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io.

*

Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006

Mariangela Gualtieri è nata a Cesena nel 1951. Poetessa e drammaturga, si è laureata in Architettura a Venezia. Nel 1983 ha fondato insieme a Cesare Ronconi il Teatro Valdoca. Ha pubblicato i libri di poesia Antenata (Crocetti, 1992 e 2020), Fuoco centrale e altre poesie per il teatro (Einaudi, 2003), Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006), Bestia di gioia (Einaudi, 2010), Le giovani parole (Einaudi, 2015), Voci di tenebra azzurra (Stampa2009, 2016), Quando non morivo (Einaudi, 2019), A braccia aperte (Carabba, 2022); per il teatro, Paesaggio con fratello rotto (Luca Sossella Editore, 2007; Einaudi, 2021), Caino (Einaudi, 2011). Sempre per Einaudi ha pubblicato L’incanto fonico. L’arte di dire la poesia (2022).

Foto dal sito Meer


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