*

In certi pomeriggi di novembre
una luccicanza d’acqua scivola
sui vetri della stanza e nell’acquario
della tua vita fitta di silenzi come
un’onda domestica si alza schietta
a lambire le pareti e il riverbero
opale degli assenti: sono schierati
in un piccolo esercito sulla credenza,
bidimensionali e sorridenti dal loro limbo
di frontiera, sembrano volerti dire
che tutto scorre in un imbuto di giorni
e che la sete vera non ha conforto,
finché la pioggia non cancella
l’orma fragile del tuo corpo.

*

Di che cosa vuoi parlare stasera,
hai visto il cielo che si sfrangia e
si scuce in cento voli di piccione?
Guarda quelle ali d’un grigio scuro
contro il cotone delle nubi che cresce
a ovest: non sarebbe bello gettarsi
in aria come piume, lasciare a terra
il peso che si irradia dalla nuca
fino alla radice dei talloni? Allora
taci, addormèntati, senza un fiato
disponi l’orizzonte lungo la linea
curva delle palpebre, ascolta quanto
dice il sole, prima di spiovere tutta
la sua luce in un bacio sulla fronte,
per dopo farsi buio, caderti addosso.

*

Bagliore dopo bagliore lo sguardo
dilata e scontorna le linee del reale,
finisci per scambiare lo sciame luminoso
del profilo urbano con il firmamento,
uno slargo di abbagli a cui volgi l’alito
appannato da troppi desideri, un vortice
di luci artificiali che rischiarano
appena la paura della notte.
Ma non è che un’illusione, il brusio
di riflessi che tremolano in mille
volti inediti, tutto intorno. Non c’è
una direzione, uno sfondo certo
per l’approdo, la tua galassia è solo
un corteo di strade chiuse, una cortina
di palazzi che costellano il perimetro
del corpo: sei una figurina ritagliata
male, senza mani e piedi, che non
appartiene più a nessun luogo.

*

L’odore dell’asfalto inacidisce l’alba,
sbuffa un vento che smeriglia il cielo
e si incaglia tra i capelli, nella flanella
della sciarpa, con un brivido di gelo.
Le foglie ocra sono stese sul selciato,
un tappeto sparigliato, a volte crepitante,
altre di una mollezza scivolosa, quasi viscida,
l’infiorescenza della morte che puntuale
arriva ciclica. Tu non sai distinguere l’oriente
e il maestrale, ma non senti più quello spavento
che una volta ti cresceva in pancia, quando
vagavi in piazze forestiere dai nomi
impronunciabili. Guardi a te come fossi
un grumo oscuro in una campitura di bianchi
ariosi, un granello di cenere dentro
un’inquadratura poco a fuoco che si ripete
da varie angolature, un sontuoso vuoto
che spacca ogni venatura – un istante dopo
che qualcosa preme addosso, e ti schiaccia.

*

Riponi la paura in una estremità del giorno,
piegala con cura sette volte e poi nascondila
in un qualsiasi punto del lunario, aperto a caso
senza occhi, accetta in sorte vento o pioggia,
il mutamento della luce, l’alternanza delle stagioni.

Attendi la fioritura propiziante del tarassaco,
esprimi un desiderio e quando è ora soffia forte
sulla sua testa fino a farla diventare glabra,
finché ogni seme si congedi e prenda quota.

Nella fenditura che attraversa lunga lo stelo
del tuo corpo – la crepa madre che filtra sole
e ombra – pianta uno sguardo vulnerabile,
accetta il lutto delle cose che si trasformano,
l’immedicabile abbandono del tuo volto.

*

Silvia Rosa, Treceri/Passaggi, trad. in romeno di Eliza Macadan, Editura Cosmopoli, 2023

Silvia Rosa è nata nel 1976 a Torino, dove vive e insegna. Ha pubblicato: le raccolte poetiche Di sole voci (LietoColle, 2010; 2012), SoloMinuscolaScrittura (La Vita Felice, 2012),  Genealogia imperfetta (La Vita Felice, 2014), Tempo di riserva (Giuliano Ladolfi Editore, 2018), edizione bilingue spagnolo/italiano, Tiempo de reserva/Tempo di riserva, traduzione di Antonio Nazzaro (Ediciones en danza, 2022), Tutta la terra che ci resta (Vydia Editore, 2022), Treceri/Passaggi, edizione bilingue romeno/italiano, traduzione di Eliza Macadan (Editura Cosmopoli, 2023); il saggio di storia contemporanea Italiane d’Argentina. Storia e memorie di un secolo d’emigrazione al femminile (1860-1960) (Ananke Edizioni, 2013; 2014); l’antologia Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici (ebook Versante Ripido/La Recherche, 2017), in cui ha tradotto e intervistato otto autrici e autori argentini; l’antologia foto-poetica Maternità marina (Terra d’ulivi 2020), di cui è curatrice e autrice delle foto; i volumi antologici Confine donna: poesie e storie di emigrazione e Bestie. Femminile animale (Vita Activa Nuova, 2022 e 2023), di cui è rispettivamente curatrice e coautrice. È direttrice della rivista digitale “Poesia del nostro tempo”, redattrice della testata online “NiedernGasse” e della rivista “Margutte” e collabora con il blog “Portosepolto”, curando la rubrica Sillabari. Suoi testi poetici sono stati tradotti in spagnolo, serbo, romeno, greco, portoghese e turco.


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