maria IMG_20240204_203551~2 (1)

Ciò che sfugge all’oscurità è solo un barlume / che di notte nutre il fuoco delle mie perdizioni / ma poi ti accorgi che la luce può scaturire dalle nostre disfatte”

Fin dall’inizio del mio cammino poetico, in maniera non dichiarata, la scoperta della parola, frutto di uno scavo nell’abisso dell’io, è stata l’occasione per riflettere sul senso della vita, lo strumento per portare alla luce la lacerazione profonda che ne ostacola il pieno godimento. Dare voce al legame tra l’esperienza del dolore nella vita umana e nel mondo con il miele selvatico della poesia che indaga in un rapporto di continuità e di svelamento le ragioni profonde dell’agire umano ha sapore di libertà e sembra essere la presa di coscienza che una parte di noi è intimamente legata con l’esistenza terrestre e può rivelarsi esperienza assoluta di una vita senza tempo.


Sottrazione

Non esiste luce in queste pagine
Ascolta
come si raggelano le ossa
come nei sogni echeggiano
gemiti di bimbi dietro nubi di guerra
e nel silenzio affilato
mi scoppia la gola
Per questo
ora nell’oscurità con le rovine
di schegge in frantumi
a scrivere un lungo vegliare
tra la parola e il segno
si rende manifesta più chiaramente
la luce

*

Giugno tra i pini

Sgorgano naufragi nell’aria scomposta
tenerezze stornate
corpi e cuori recisi
grandi ombre nel petto
Si muovono impetuosi sulle nuche
i desideri oltre il sogno spezzato
tra rami e pigne
La vita scorre immobile
fino al nome mai udito
in questo tempo sconnesso
Ma come si fa
dimmi
a riconoscere un’orma
un chiarore da seguire
a scudo del dolore

impara a cercare tra le cose che ami
con tenacia
nel silenzio che sale dagli spazi
dove nulla si perde
ascolta il fruscio invisibile
tra le mie foglie di tutte le pene
di tutti i morti e leva una preghiera
per una luce improvvisa un colore

*

Mutazioni

Saremo attraversati dal Lete

non avremo più i nostri nomi ma forse
avremo memoria della sacralità dei corpi
di ciò che abbiamo tanto amato
di voci sguardi odori di boschi e suoni
che non potremo più pronunciare
Avremo memoria del fiato delle stagioni
che si dispiegano come fiori
dell’angelo terrestre alla tua porta
del seme che sopravvive
alla gravità della terra
al dolore vivo alla ferita aperta
al sangue dell’ultima primavera


Maria Allo, Laurea in Lettere classiche, poetessa e traduttrice. Insegna nei Licei, si occupa di Islamistica e di Nuove professioni educative come “Ripensare la didattica”, un corso di formazioni docenti con l’uso virtuoso delle ict nella didattica disciplinare, A.S. 2010. Tra le raccolte di poesie: I sentieri della speranza (Gabrieli editore, 1985); Riflessi di rugiada (Albatros, Nuove voci, 2011); Talenti di donna (Onirica edizioni, 2013) come curatore; Al dio dei ritorni (Galassia Arte, 2014); Solchi, La parabola si compie nei risvegli (L’Arcolaio, 2016); La terra che rimane (Edizioni Controluna, 2018); Radure (ed. Ladolfi, 2019); Sul margine (Interno Libri Edizioni, 2023).
Alcune sue poesie sono state lette e commentate su Rai Notte nelle trasmissioni “Inconscio, magia e psiche” e su “Cinquestelle” del prof. Gabriele La Porta. È autrice di saggi sulla poesia dia altri autori, presente in riviste e lit-blog, collabora con Limina Mundi, ReadAction Magazine e Mentinfuga. Traduce testi di poeti greci su Εξιτήριον.

ll suo blog di riferimento: http://nugae11.wordpress.com/


Scopri di più da larosainpiu

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.