dalla prefazione di David La Mantia

[…] La raccolta poestica Macramè di Alba Gnazi si presenta come un’opera particolare, in grado di gemellare una fragilità interiore, uno sbriciolarsi di sentire, a momenti di grande intensità emotiva e stilistica. È, infine, una dichiarazione di polifonia … Una tessitura complessa e raffinata, che richiama l’arte da cui prende il titolo. Tale scelta si pone, infatti, come manifesto, come risultato finale della sua Weltanschauung poetica. Come scrive l’autrice stessa nella sua nota all’opera: ‹‹La lavorazione del macramè si basa sull’intreccio dei fili a nodo che, senza l’utilizzo di strumenti, quali aghi e uncinetti, trasforma una semplice lavorazione artigianale in manifatture particolari›› … Il linguaggio di Gnazi è evocativo e profondamente simbolico … Lo accompagna una sintassi che alterna momenti di fluidità a pause riflessive, creando un ritmo che rispecchia il movimento interiore dell’animo umano. Con al centro la forza salvifica della poesia … Così come il macramè, con semplici nodi, l’artista rende prezioso il manufatto, c’è una piena fusione tra forma e contenuto, tra spirito e pensiero … Una parola che, più che riflettere sull’etica, si fa etica, azione, imprimatur. Una poesia che, più che meravigliare, si fa compagna di percorso.

 

IL GESTO

C’è un gesto che ha il giorno
di migrare al brillio,
un inizio aggrappato a una voce,
un brusio minerale
che dal sonno alla veglia poi induce
e raccoglie in viso e in palmo
quel sogno sbriciolato e malfermo,
mentre al fischio del treno
altra vita s’attorcia a plotoni di luce
e ancora chiama per nome
il gesto di essere al mondo
che hanno tutte le cose.

 

ANCHE IL CIELO

anche il cielo può assumere il colore del cuore
quel bianco che odora di terra bagnata tra orme
strinate da erbe quando freddo
viene al mondo il mattino.

 

LETTERA A UNA FIGLIA

Domani è senza rumore, domani è lento,
oggi è basso, e quasi accanto
e tu ricorda
___tienilo a mente
nella rifrangenza dei giorni,
___di quando parti e non torni
di portare per te solo le mani che indossi,
la lingua che sei, la tua ombra;
e non lasciare il latte a cagliare nel frigo,
né pentole accese sul fuoco,
o Imu, Tari e altre bollette da saldare;

non lasciare cani, acquari o altri viventi
che hai trovati o scoperti
e i figli, le madri, i poeti
necessari per corrisposto amore;

cercati davanti a una scelta
di cui sarai capace,
e molta,
e sola.

Non lasciare alcunché, ricorda,
scrivitelo ora che inizi,
ora che intervieni sulla spinta dei rintocchi
che non lasci spiragli invissuti
e calpesti e trovi e muovi

Ricorda, tutto dev’essere abbracciato
oppure dissipato, divelto, dimenticato,
come quando si perdona
e si viene perdonati
e si bacia una foto nel petto,
perché si è vivi, e c’è ancora tempo

Non promettere, non fare nulla,
tieni tutto con te
come un sogno, un canto, una guerra
oppure strappa, spezza e sotterra
il sole, il sangue, la terra

 

ECHI

tenti domande cui risponde
una voce là dal muro
che per te
coglie steli di nebbia
e ghirlande di altre madri
sedute nude a cantar echi

qui nel mezzo sai la pioggia ha radicato
fa fiorire il capo bianco di Odisseo
gigli insonni tra le rocce.

 

ROSAMARE

Ti nasconde una poesia
tra bocca e ventre
per sole dita, solo odore
un fraseggio salso di brume
Rosamare

 

dalla postfazione di Pietro Romano

Poesia come opera di tessitura e momentum di integrazione nell’esperienza percettiva degli aspetti minuti del reale in quanto parti del tutto … le parole scorrono, le une alle altre legate, in una sintassi che, seppure franta, è tutta sorretta dalla forza di un unico respiro. È il respiro dell’io poetico che vive e ridisegna immagini e memorie spesso separandole dalla loro essenza di realtà per sublimarle in una dimensione poetica, atta a cogliere la vitalità riconoscibile nell’immanenza e nel dettaglio minuto. la lingua sembra, di memoria in memoria, chiedere asilo e “cadere scricchiolando” a fine verso, dove pare avvertirsi una certa tensione a ricomporre il ritmo appena spezzatosi … Le parole si snodano lungo la scrittura come perle che trattengono una luce fioca ma rara. È la luce del divenire che, con lo scorrere del tempo, diventa sempre più fitta e illumina “un possibile altrove”. Lo spazio coincide con una temporalità disparsa in memorie e affetti. I dettagli sono finemente psicologizzati, la natura delle cose sembra custodire qualcosa di illusorio che lo sguardo è chiamato a elevare poeticamente non importa sia esso doloroso o foriero di gioia. […]

 


Alba Gnazi è nata e risiede nella provincia di Roma. Laureata in Filologia Moderna, insegna da anni nella scuola pubblica. Ha pubblicato nel 2015 la raccolta di poesie Luccicanze (Cicorivolta Editore, prefazione di Antonino Caponnetto); nel 2018 Verdemare. Cronologia inversa di un andare (La Vita Felice Edizioni); nel 2021 In quel minimo che cade (Il Convivio Editore, con postfazione di Franca Alaimo); nel 2025 Sopravvivenza in acqua (Arciplelago itaca Edizioni). Sue poesie, interviste, racconti, traduzioni, recensioni, sono presenti in diverse riviste, lit-blog, antologie.

Macramè


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