
dalla prefazione di Fabrizio Lombardo
‹‹In questo libro, già dalla struttura, è evidente la scelta di mettere in relazione privato e pubblico, storia personale e Storia del nostro tempo. “Resterai / per sempre rannicchiato / nella renault quattro rossa / della mia memoria”. Le sei sezioni, aperte e chiuse da una sola poesia singola, camminano – il camminare è un verbo/codice nella poesia di Ricci: “Camminare per ore / su queste strade di periferia”; “Camminare / e non sapere dove andare” – procedendo dentro a un universo fatto di voci familiari, tragedie estreme, figure che si intrecciano alla vita di Ricci e che diventano paradigma di un dolore più universale, nostro … Il dolore del mondo contemporaneo (la guerra in Ucraina, le guerre tutte, i naufragi, gli sbarchi, i dispersi) e quello personale (i lutti, le assenze) fanno parte della stessa geologia, della stessa terra da cui estrarre un male che abbiamo generato noi stessi allontanandoci dalla nostra cultura, generando dolore: L’esilio si beve il lamento. La parola tenta di reinventare la realtà, la poesia non è un processo di rivelazione, ma di costruzione, quasi di invenzione artigianale di ciò che non è mai davvero risolto, di ciò che non troverà mai pace o soluzione. Ma che nella forma dei versi recupera almeno la dignità della memoria … All’interno della poesia di Ricci merita attenzione anche un percorso altro, il grande rilievo dato alla natura. Se nel precedente libro il mare era metafora e luogo fisico che faceva da sfondo, qui la presenza di molti elementi naturali (“ti sei vestito di bora e corteccia”; “l’odore di timo”, la ginestra, l’oleandro, ma anche i nomi dei luoghi del territorio (“davanti al Sassolungo”), evidenziano come la sua scrittura abbia radici profonde non solo nella nostra tradizione letteraria ma anche nella relazione con la terra (una “terra del pane”) e le persone. Questa forte connessione con il territorio e chi lo abita è una scelta di stile, crea vicinanza, lingua comune, ma è anche una forma di difesa e di protezione della propria identità e tradizione.››
*
Dopo ogni abuso subìto
mi nascondo dietro un muro,
nessuno mi ha insegnato
i nomi dei sentimenti.
C’è un luogo della casa
dove non provo vergogna
dove si sente l’odore di timo.
Guardo le mani vuote
una sola voce non basta,
altre gocce per dormire.
Sera dopo sera
la tua violenza
si sottrae ai pensieri.
Il tuo volto calmo
mi abbraccia
con più dolore
prima di uscire.
23-24 luglio 2022
*
È domenica mattina
e sei sincero,
sei mio nemico.
Ti nascondi in un buco
e i tuoi soldi non mi interessano.
Gli oggetti non hanno peso
le serrande sono chiuse
i libri di scuola e i quaderni
sono ancora sul tavolo.
Non so ridere, pettino il silenzio.
Nella stanza sento ancora
l’odore di mia madre
l’immagine del mondo.
Se ci fosse vento stamattina
non sarebbe così male…
21 luglio 2022
Nella casa dei matti
Non è l’acqua che parla
fuori dal declino del giorno.
Entro nella casa dei matti
cerco papà
e non chiedo ragione.
Insensibile al taglio
profondo degli anni
tu riportami senza parole
tra il fico e l’oleandro
nel cortile dietro casa,
stavolta non sgridarmi
se tolgo di nuovo la ghiaia
per fare un campo di pallone.
26 agosto 2022
*
Vieni dunque
nella stanza chiusa
dei vivi
aghi di pioggia
in questa sera di dicembre
appoggi il capo sul mio braccio
nel mondo metti pace
al centro del tavolo
il pane e la tua vita
mio unico rifugio.
Come la notte
con le dita
per vederti ancora.
29 dicembre 2022
*
Lo lanciò in alto
come un pallone,
rimase impigliato
sul filo spinato
lontano dal sogno della madre
i cani lupo
un bottone staccato dalla giacca
divorano la traccia
dove si posano le mani.
16 giugno 2023
*
Cadono ad uno ad uno
gli eroi di un tempo.
Rimanere là
con il coraggio di perdersi
camminare sull’orlo della vita
l’amicizia nelle mani
tra le ombre dei cartelli.
Con passi affrettati
vasta ci accoglie la sera
per ritrovarci ancora
seduti sul muretto
del nostro arcobaleno
Daniele Ricci (1967) insegna al Liceo classico di Fano. Per dieci anni, per motivi di studio, ricerche postuniverstarie e docenze, ha vissuto in varie città italiane ed europee. I suoi interessi vanno dalle lingue e letterature classiche (si è occupato in particolare di lirica greca arcaica ed alessandrina) alla poesia contemporanea (ha compiuto studi su Ungaretti, Montale, su Umberto Piersanti ed altri poeti marchigiani). Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio ha collaborato con alcuni periodici culturali. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di versi Lontananze, con postfazione di Giuseppe Bomprezzi (Montedit). Nel 2002 ha conseguito un Master in Poesia Contemporanea presso l’Università di Urbino, organizzato e diretto da Umberto Piersanti, con Gualtiero De Santi, Roberto Galaverni, Katia Migliori e Massimo Raffaeli. Alla fine del 2022 è uscito il libro di versi Lezione di meraviglia, con prefazione di Marco Ferri (Italic Pequod, premiato e segnalato in numerosi premi letterari, tra cui premio “Poesia Trasimeno – Città della Pieve 2023” e “Premio letterario Città di Grosseto Amori sui generis – V edizione”; Premio Speciale della Giuria al “Premio Antonia Pozzi 2024”; premio Eccellenza al “Premio San Domenichino2023”; finalista al “Premio Trinnanzi 2023” e secondo classificato al premio “La poesia che canta – VI edizione”). Alcuni suoi testi, con nota introduttiva di Marco Ferri, sono compresi in Smerilliana n. 25 (2022). Nel 2023 è stata pubblicata dalla casa editrice Dialoghi una silloge di vecchie poesie, scritte tra il 1998 e il 2005, dal titolo Il filo del vento, con nota introduttiva di Andrea Angelucci. Nel 2024 è uscita per Bertoni Editore una nuova edizione riveduta e ampliata di Lontananze, con nota introduttiva di Gianni Iasimone. La macchina da cucire. Geologia del dolore è risultata prima classificata per la categoria “Silloge inedita” al “Premio Switzerland Literary Prize 2023”, è stata segnalata al “Premio Lorenzo Montano 2023” ed è stata finalista al “Premio InediTO – Colline di Torino 2024”.
https://www.puntoacapo-editrice.com/product-page/la-macchina-da-cucire-daniele-ricci
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