Il mese di marzo In Poesia sarà interamente dedicato alla poesia scritta dalle donne. Mi piace l’idea di cominciare da Antonella Lucchini. Il femminino e la sua voce è il suo viaggio in versi tra le stagioni dell’universo femminile. Una poesia che si fa carne: una carne che sa fremere di piacere, ma che spesso urla di dolore, una carne che si fa amante e madre – è utero, accoglie e ha le doglie – ma che troppo spesso viene strappata alla vita per mano di un uomo in nome di un amore che non c’è.

LUCCHINI DELLA POESIA DICE

“La poesia è il dialogo con l’impossibile che attraverso il linguaggio poetico si fa possibile. Poesia è sogno da svegli, è penetrazione dell’inconscio nel conscio, rivelazione simbolica del dentro infinito, fuoriuscita di veleno, di miele e di spettri.”

LA SUA POESIA CI DICE

* da “Il femminino e la sua voce” (Il seme bianco – 2017)

A falcate acute
trotta l’apocalisse del giorno.
Da quando caddi
e le mani divennero gambe,
al rombare sussultorio della sera
mi ripongo dentro le mie radici.
Lascio fuori solo un pezzo di pane
buono
perché si possa dire
ecco lo ha spezzato
si fa il miracolo
mentre lei torna larva.

* (inedito)

Prendi questo cielo cadente
e salvalo nel tuo occhio destro
dove hai ancora terra per i fiori.

* (inedito)

Lampade e rubinetti

Guarda guarda
il cielo ha acceso le lampade
sono troppo pesanti e cadranno.
Metti via il bambino
mettilo nel cassetto
(nel cassetto non ci sta)
mettilo sotto il tavolo
(sotto il tavolo c’è un buco e cadrà)
mettilo al collo
che non si può più fuggire
che non si sa più dove andare
che le lampade sono già troppo vicine
che non te l’ho detto ma sono bombe
e ci spargeranno a tozzi
insieme ai rubinetti e alle schegge dei mobili.
Guarda guarda
lì c’è una testa
lì una gamba e mezzo ginocchio
lì un tronco di donna con due braccia al collo
forse era femmina
forse era maschio.

DICONO DI LEI E DELLA SUA POESIA

Rosa Pierno su Il femminino e la sua voce.

Interamente dedicato alla femminilità, la dianoia del libro di Antonella Lucchini, Il  femminino e la sua voce, si snoda con la portata di un fiume nelle sue diverse stagioni: ora straripante, ribollente di metafore barocche, ora flebile, quasi un esile tratteggio che richiama stilisticamente i dipinti messi in scena nell’haiku. Tale scelta stilistica è strumentale alla restituzione dell’irruenza e della delicatezza delle manifestazioni della natura, le quali si riflettono, senza mediazioni, sulle percezioni: la Lucchini è specchio sensibilissimo di quest’alternanza continua, registrando sulla propria pelle, nelle ossa, la relazione con l’ambiente. Il corpo femminile è sempre in dialogo con la natura, spesso si tratta di un incontro fisico vero e proprio: “Adesso che il rombo del vento / mi ha trapassata / da pelle a midollo”. Il sesso femminile sembra dunque avere una prossimità maggiore con la natura e inoltre poco ha a che fare con la cultura. Trapassa e trasuda direttamente dalla terra, rifluendo attraverso il corpo, l’energia vitale che la donna ha necessità di esprimere con virulenza, a tratti con aggressività.

Claudio Fraccari  su Il femminino e la sua voce.

Qui si conferma la tendenza ermetica della poesia di Antonella Lucchini: un ermetismo da intendersi non come oscurità d’espressione, quanto piuttosto come volontà di concisione e di densità, così da stratificare il senso o istituire stringati e insistiti nessi analogici (“un sale di sangue”, “nell’utero delle tue radici”, “uno spago di vento”, “l’ostia del tuo viso”). Altri caratteri distintivi sono l’uso parsimonioso dell’interpunzione per esaltare l’a-capo e di conseguenza gli enjambements; le reggenze proposizionali insolite (“rintocca l’inverno/ai vetri”, “passami della tua scure”); sul piano del suono, le allitterazioni (“parli piano”, “la sera si semina sibilando”, “figura di fango”) o gli omoteleuti (“tiepidi” – “ispidi”, “vetri” – “spettri”), fino a esiti paronomastici (“nove novembre”, “fiumi di piume”, “bocche” – “borchie”); infine le locuzioni equivoche (“mi fai mare”, allusivo a “mi fai male”) o a calembour (la sciarada “È la prima vera…della primavera”, l’antipodo “Ave Eva”, la figura etimologica in antitesi “immortala…mortale” e la paretimologia “gemono le gemme”). Tutto ciò a testimoniare uno stile maturo, un pieno controllo delle risorse linguistiche nonché della versificazione, libera eppure attenta ai valori metrici.

LUCCHINI E I POETI “INFLUENCERS”

“Quando scrivo non sono sola. Ho accanto Amelia Rosselli, Antonia Pozzi, Ida Travi, Mariangela Gualtieri, Chandra Livia Candiani e, sgomitando un poco, si fanno largo Federico Garcia Lorca e Giuseppe Ungaretti: le mie letture, le mie suggestioni.”

Per Antonella e i lettori di Larosainpiu, una poesia di Amelia Rosselli, da Poesie (Garzanti, 2007).

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Antonella Lucchini nasce a Mantova nel 1964. È redattrice del sito di recensioni librarie Mangialibri, ha fatto parte dell’associazione culturale La corte dei poeti, che promuove e cura il Festival Internazionale Virgilio, a Mantova, e il Premio Internazionale di Poesia Terra di Virgilio. Recentemente, il suo saggio “L’opera d’arte come affermazione del proprio sé: Flaubert e Van Gogh” è stato segnalato al Premio Montano 2019. Ha pubblicato tre raccolte di poesie di cui l’ultima, “Il Femminino e la sua voce”, è uscito nell’aprile 2017 per Il Seme Bianco.