ANDREA MAGNO DELLA POESIA DICE

La poesia nella mia vita. Passiva per tanto tempo: poesia imparata a scuola, poesia scoperta e letta per conto mio, tenuta al fondo di ricordi, di pensieri e di riflessioni. Poesia amata, di un amore inconsapevole eppure robusto, forte, pronto a riaffiorare e a manifestarsi al momento del bisogno, quando tutto attorno a me mutava e il panorama della mia esistenza precedente si sgretolava, fino a scomparire dalla vista, ma non dal cuore. La vita mi ha portato in un altrove, regalandomi una seconda volta. Come se fossi rinato, con un nuovo nome, uno pseudonimo, quasi a sottolineare la mia palingenesi, ho cominciato a fare poesia attiva.
In una condizione di vita sradicata, ma non vagabonda, depressa eppure fantasiosa, bisognoso di “trovarmi”, mentre mi “ricostruivo” e, senza mai rinnegare il mio passato, mi scoprivo nuovo, diverso da quello di prima, ho sperimentato la mia poesia.
Ho declinato quello che sentivo come un bisogno insopprimibile in una mia personale ricerca, che mi ha portato a leggere in maniera vorace la poesia degli altri, dei grandi maestri e dei poeti contemporanei come Salinas e Bukowski. Ho coniugato la mia poesia con esperienze artistiche di altri, come la fotografia e la musica.
È stato detto, “la poesia non si insegna, ma la si ruba”. Ho letto e scritto molto, cercando di non contentarmi di un controllo della forma semplice e di una concentrazione di elementi del linguaggio dimessi e componibili con sobria fantasia. Il mio sforzo è sempre volto a mettere insieme i pezzi del mondo fratturato.
La poesia è forte idea di dualismo, forse addirittura scissione dell’io. Un consapevole dualismo che spesso riaffiora come in “Una stanza tutta per me”, una mente schizofrenica abitata da Jane e Jack , e in Lettera a me stesso allusione a questo dualismo.
La poesia è come la mia terra, non terra-madre, ma terra-femmina, sfrontata ballerina da sedurre. La poesia, così come la mia terra non è oleografica, da cartolina: è il “luogo dell’anima” divenuto ripugnante per la corruzione, per la degradazione. Ma è un oggetto d’amore che, seppure odiato, non si può strappare dal cuore.

LA SUA POESIA CI DICE

Provando ad accorciare distanze

Padri,
vorrebbero essere madri
ad abbracciare figli
separati da lacrime,
sognando quelle piccole mani,
restando soli ogni sera.
Un solo rimpianto e rimorso
che è pensiero latente,
di sangue che scorre lontano,
di piccole mani cercate,
di visi bambini cresciuti,
di nomi mai detti,
di carezze mancate,
di baci non dati,
di giochi comprati a supplir mancanze,
di maglie mai viste,
di quaderni mai letti,
di sbucciature alle ginocchia,
di dolore strisciante nascosto da sorrisi,
di padri che sono stati madri,
e che mai cesseranno di esserlo.

***

Infine anche il cielo

Del ritornar a casa
è dolce l’andamento
di quella donna
ogni sera
al tramonto,
nel trascinar sé stessa
accondiscendendo
al suo dolore,
per quegli anni versati
in vite non sue,
profusi bagliori
di albe
sempre troppo lontane,
nel deserto della solitudine,
e sotto quella pioggia,
ogni goccia
una lacrima
che lava miseria.

***

Non solo una iperbole

Ti avrò,
ancora,
sulla sedia
che ogni volta scricchiola,
sul quel tavolo
di pane, burro e marmellata,
nel solito angolo
che giriamo ogni sera,
dove arriva
una piccola lama di luce,
come in un sogno,
austera,
impietosa,
nello scegliere di mostrarsi,
e nulla manca
quando sollevi vento,
mentre quella tua gonna
acconsente.

DICONO DI LUI E DELLA SUA POESIA

Salvatore Spallina. http://suonidelmondo.blogspot.com/2016/01/cercare-la-bellezza-e-difficile-quanto.html

Andrea Magno si è messo in cammino su questi versanti regalandoci, con i suoi versi, dei momenti intensi, anche quando questi momenti sono velati di tristezza e abbandono. Si sa che cercare la bellezza è difficile quanto cercare la felicità. Il suo lavoro poetico interiore non cerca la sola purezza del verso quanto quella del sentimento. I versi di Andrea Magno adescano la mente incrociando il piacere della memoria e del ricordo nei frammenti del vissuto passionale, esistenziale, ma non disdegnano di scoprire oasi di armonia che aiutino a distendere le tensioni, tensioni, a volte, acerbe. La prima volta l’ho conosciuto quando di anni ne aveva sedici. La sua vita, come la nostra ha attraversato montagne russe e acquitrini melmosi. Ma in un cantuccio della memoria la sua mente continuava a coltivare, stilemi, lexemi, baci di vocali, jazzistici incontri di vocali e consonanti. Questo piccolo-grande mondo, dopo anni di conflittualità e convivenza con un mondo parallelo,  fatto di linee, proiezioni logico-matematiche-ortogonali, ha ritrovato la luce. Il cuore pulsante, nascosto e silenzioso della poesia si è affiancato alla razionalità manifesta, dell’oltre cinquantenne Andrea, e non ha più mollato il suo ruolo “nell’intreccio di emozioni liquefatte, perpetua affermazione dell’essere, testimonianza dell’esserci”, fino a prorompere con un impatto visivo, sonoro ineludibili. La poesia di Andrea non fa sconti ai sentimenti, non si rassegna a farti stare in pace con te stesso, tende a ribaltare, piacevolmente, le apparenti linee tracciate della nostra vita per ritrovare, nei meandri della memoria o nel balenare di una proiezione nuova, quella parte di noi che parea sopita e pronta all’oblio. Nel bisogno dell’incontro con noi stessi, con la nostra anima, Andrea Magno punta diritto alla purezza del sentimento con richiami alle emozioni suscitate sia dalle persone che dai luoghi. Riesce a creare quadri intensi anche quando i dettagli sembravano spariti, suscita rimandi capaci di richiamare fotogrammi quasi sbiaditi.  L’erudizione spirituale, diciamo meglio, l’auto erudizione spirituale passa attraverso un percorso tortuoso, ma limpido e sorprendente, solo, se incrocia, lungo il suo cammino, quel rivolo di creatività poetica che ci rende unici.

Caterina Falconi. https://libroguerriero.wordpress.com/2018/11/04/rubricate-da-qui-ho-un-posto-comodo-di-andrea-magno-chiaredizioni/

Scorrendo la home page di Facebook, sono intruppata in una foto di Andrea Magno (nella foto, sotto) sormontata dalla didascalia: La poesia è un tradimento.
Ho indugiato sul post trattenuta dal peso gravativo di un’intuizione ancora informe. Poi ho capito.
È un enunciato che definisce il senso più imo e netto dell’opera di Magno.
Sto leggendo la sua raccolta di poesie “Da qui ho un posto comodo”, pubblicato da Chiaredizioni, e sono stata afferrata da una smania anticipatoria di scriverne. È un effetto della poesia, questa istigazione alla libertà, all’abbattimento delle procedure intellettuali e allo scardinamento della deontologia recensoria.
Due sono le vene che solcano il fiume in piena dell’opera del poeta siracusano, l’amore per la Sicilia, e un erotismo declinato nelle accezioni più ardenti della passione, della rabbia, del desiderio, della scalpitante resa davanti alla bellezza. Se esiste una scrittura maschile sorretta da una vis decisa da cui si dipartano rivoli di tenerezza, immedesimazione, incanto, il verseggiare di Andrea Magno risponde a tutti i requisiti, restando tuttavia connotato da una inconfondibile fisionomia poetica autoriale e umana. A partire dalla lingua sapida, talvolta mimetica ed esplicita, capace di abbacinanti decolli e sprofondi in una malinconia orgogliosa, ma sempre vivida, come i colori della Sicilia che esplodono da una terra riarsa eppure fruttifera. Della sua isola, cantata senza concessioni o sdolcinatezza, ma con la devozione di un esule indignato dal flagello della mafia e del potere corrotto in genere, sono rammentati, quasi in un sussurro corposo, in una ecolalia di baci, il rigoglio di una natura stupefacente sotto l’abbaglio del cielo, la bellezza che ferisce lo sguardo e il cuore.
Una terra paradossale, immobile eppure scossa, come viene descritta nella poesia “…a dondolar parole”.
Talvolta, la nostalgia della Sicilia assetata e fiorita funge da aggancio a un diverso struggimento, quello dell’amore interdetto, tradito, interrotto, traslato nei versi.
Un lettore attento, subacqueo, che si immerga da quest’altro lato della poetica di Magno, finisce per imbattersi in un pudico banco di ombrose perplessità. Il poeta delle anatomie espressamente citate e delle esplicite seduzioni, ammanta di vaghezza i riferimenti, sicché chi legge non capisce se la donna amata, così femmina, infida, inafferrabile, imprevedibile e spesso rea di defezione sentimentale sia la concrezione di un ideale poetico, oppure un collage di amate, o addirittura un’unica amante, talora rimpianta, più spesso presente. Tuttavia, non è l’identificazione mancata della musa a caratterizzare i versi che le si avviticchiano attorno. Significativa, inconfondibile è la soluzione che il poeta escogita per impedire alla rabbia che non scade mai in frustrazione, alla passione che non si affievolisce, al proprio impeto virile e raro, di farsi violenza, disprezzo, mortificazione, e questa soluzione è l’edificazione di ponti di parole, per attraversare l’assenza. […]

ANDREA MAGNO E I POETI “INFLUENCERS”

Come ho già accennato in precedenza, sono un vorace lettore di poesia, seppur in prima linea ho sempre Salinas e Bukowski, con accanto un grosso tomo di Caproni e la collana bianca di Einaudi, senza escludere molti amici conosicuti sui social; ne cito solo due che sono venuti a mancare: Enrico Nascimbeni e Enrico Ratti, amici e poeti di spessore.

In dono ad Andrea e ai lettori di larosainpiù, di Caproni, Saggia apostrofe a tutti i caccianti da Il conte di Kevenhüller, Milano, Garzanti, 1986

Fermi! Tanto
non farete mai centro.
La Bestia che cercate voi,
voi ci siete dentro

Andrea Magno. Siciliano dell’estremo sud. Un po’ più di cinquanta anni.
A volte viandante altre stanziale, scrive per diletto, contrapponendo la scrittura alla sua formazione scientifica.
Un capricorno testardo, ma mediatore. Isolano per eccellenza, in lui convivono terra, fuoco, aria e acqua, che ritroviamo nelle sue poesie e nella descrizione della sua terra che ama visceralmente e che, come lui ci ricorda, non si è mai fatta mancare nulla, nel bene e nel male.
Per Andrea Magno il bicchiere non è mezzo pieno o mezzo vuoto, vi se ne può sempre ancora versare.
La sua prima raccolta di poesie “Sotto falso nome” è stata pubblicata a dicembre 2014 da Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Le due anime” curata da Enrico Nascimbeni e con la sua prefazione.
La seconda raccolte di poesie “Da qui ho un posto comodo” è stata pubblicata a luglio 2017 da Chiaredizioni nella collana “libero (il) pensiero”, sempre con la prefazione di Enrico Nascimbeni.
Nel luglio del 2016 partecipa a Caltanissetta al Festival d’Arte contemporanea ESTRAZIONE ASTRAZIONE con alcune sue poesie.
Cura insieme a Monica Conserotti la mostra “[Re]Fusioni – Un click di parole”, 40 fotografie di 32 fotografi con le sue poesie, presentata alla Settimana Mozartiana di Chieti a luglio del 2016 e al CartaCarbone Festival di Treviso nell’ottobre del 2017, al quale partecipa anche come autore, e nell’agosto del 2018 alla Mediateca John Fante di Torricella Peligna.
Nel settembre del 2017 a Sirmione, partecipa al Sirmio International Poetry Festival.
Cura insieme a Monica Conserotti la mostra “[Re]Visioni – Shooting Haiku”, 32 fotografie di 8 fotografi con i suoi haiku, presentata alla Settimana Mozartiana di Chieti a luglio del 2017.
Nel 2019 cura la mostra [Re]Furtive – Donne che fotografano Donne, 30 foto scattate da donne con le sue poesie.
Una sua poesia “Una gabbia” è stata ispirazione per un quadro dell’artista Antonio Minerba per il progetto “Atti Intimi”.
L’ultima fatica è “Fuori dal coro”, un’antologia di 33 + 1 poeti, edita da Chiaredizioni e dedicata ad Enrico Nascimbeni.