GIAN RUGGERO MANZONI DELLA POESIA DICE

Le dottrine esoteriche spesso sono al centro di certe composizioni poetiche, e, anche, di alcune delle mie, e ciò in accezione simbolica; d’altronde se si pensa che il simbolismo poetico nasce come ricerca di un “linguaggio tra componenti simboliche” e il poeta, stando al pensiero di certi simbolisti, è l’unico essere in grado di decifrare i misteri presenti nei segreti della natura, la pratica esoterica risulta una conseguenza inevitabile. Il poeta, divenuto un vero e proprio iniziato, scrive con un linguaggio “ermetico” che soltanto pochi prescelti possono capire. Si tratta, infine, del poeta-sacerdote che si rivolge ad altri poeti-sacerdoti o a poeti-discepoli.


LA SUA POESIA CI DICE


Nella prova devi decidere, poi,
all’occorrenza, comportati come il diamante
quando si trova fra l’occhio e l’orizzonte.

Esso riflette il verde, l’azzurro, il rosa,
l’oro, il rosso e il grigio…
qualora il cielo sia verde, azzurro, rosa,
oro, rosso e grigio,

ma, comunque, lui sempre brilla,
anche senza cielo, perché di luce propria
è la sua tempra.

Assimila ciò che vuoi, se ti va trasmettilo,
ma rammenta sempre chi sei,
perché sarà quello
che infine resta.

*
Seppi chi fossero dal come si adornavano
per tradizione.
Lontani i monti e le chiese del nostro credo.
Vicina la pianura dove pascola
il nostro spirito.
Forse che più si dona
e più diminuiscono le alleanze?
Allora meglio lo scontro
per ritrovarsi fratelli.

*
Si contempla la passione dell’altro
e ciò che conosciamo della nostra
la respiriamo da essa.
Con la ragione diamo un’anima
al mondo veduto
che il mondo poi conserverà
sviluppandola come anima in noi
quale assoluto.


DICONO DI LUI E DELLA SUA POESIA

Note pubblicate su Scritture Scelte, volume I e II, a cura di Andrea Ponso. Ed. Del Bradipo, Lugo di Romagna, 2006.

Giulio Guberti. Nel rotolarsi e nello srotolarsi, la scrittura, a volte ermetico-esoterica, di Gian Ruggero Manzoni sembra ripercorrere il circolo vizioso del piacere, del dovere e del potere. Si dovrebbe forse dire del non-potere, se è vero quello che afferma Blanchot, cioè che l’arte si situa al di fuori dell’utile e che, quindi, non ha potere… se mai si sottomette al potere. Ma mi sa che, quali che siano le affermazioni di un critico, lo scrittore (puro? Il poeta?) tenta di negarle non tanto sullo stesso piano linguistico quanto facendo procedere la propria scrittura nella direzione ‘proibita’ o sconsigliata. Si tratta di una ‘sfida’ che, da sempre, viene raccolta e infatti Gian Ruggero Manzoni non vuole sottomettersi al potere di altri, ma dice loro, pari pari, che li ‘ucciderà’, li ‘strangolerà’, li ‘distruggerà’. Infatti egli altro non è che il Sicario. Ma per conto di chi? Dato che il Sicario altri non è che colui che uccide per ordine altrui. In buona sostanza: chi è il mandante? Questo non è detto, le poesie di Manzoni non lo dicono. Ma essendo il Sicario nella scrittura, dentro la scrittura, personaggio della scrittura, si immagina che in nome della Scrittura, e per suo conto e ‘ordine’ (forse anche disordine), egli uccida.

Enzo Melandri. L’udito è un organo percettivo come gli altri, ma esso segna l’ingresso delle “voci”, cioè degli “innesti laterali”. Gli innesti laterali, dal mondo o, meglio, dall’immagine del mondo, immettono direttamente nell’inconscio, e in quello del super-Io, senza passare attraverso la complessa, animale vita biologica delle pulsioni e delle sue derivazioni, più o meno vicarie e sviate. Il motivo, vale la pena rilevarlo, è ebraico. La musa della musica, il suo rintrono sul silenzio e dal nulla, è ciò che dà comando “sull’ineffettuale”. Il passo è insensibile, dal vuoto alla parola complice di Dio. Il racconto poetico di Gian Ruggero Manzoni è come un pretesto per infiniti innesti laterali, nati dalla memoria o, meglio, dalla non immemore coazione a ripetere e a darsi senso d’un popolo errante. Le voci sono quelle stesse incalzanti e produttive che riteniamo dalla prima giovinezza. ()

Raimondo Maria Guarini. La consapevolezza del gioco allo sfinente massacro vocale è, in coscienza, voluto da Gian Ruggero Manzoni; parallelo alla provocazione e all’insulto verso chi spettatore. Si consolida il mitologema uomo, di certo privato della visione di Dio, o, almeno, del Dio benefattore, ma aspirante all’unità, sebbene tronfio di livore, bugiardo, demoniaco emulatore, che riformula e riformula la propria storia, sacrificando, generazione dopo generazione, parti, pezzi, rottami, tronconi, arti, organi dello spirito primario.

Giovanni Scardovi. L’opera poetica di Gian Ruggero Manzoni può essere considerata una tensione continua, mentre, il tessuto narrante, si situa nella perenne mutazione, quella che produce l’inquietante figura di una coscienza che si fa celebrazione eroica dell’evento, oltre ogni dimensione, ma anche possibile tomba del significante, perché già nel significato dimora l’eterno. L’evento o, meglio, gli eventi attraversano le Colonne d’Ercole dell’identità per ritrovarsi nell’alterità di un Io che diventa, in tal modo, pluralità avente conformazioni diverse. Se Rimbaud diceva: “Io è un altro”, Manzoni induce nell’affermare: “Io è un noi”. L’Io, perciò, si afferma come pluralità del divenire sinfonico in un polifrontismo polimorfo che, volutamente, irretisce, rifrangendo una specularità caleidoscopica, così da manifestarsi nella molteplicità di personaggi e situazioni, quali schegge che vanno, rimbalzano e tornano all’interno della camera universale.


GIAN RUGGERO E I POETI “INFLUENCERS”

Jean Moréas, Stéphane Mallarmé, Jules Laforgue, Paul Verlaine, Lautréamont, Arthur Rimbaud, Gian Pietro Lucini, Tristan Corbière, Romolo Quaglino, Maurice Maeterlinck, Luigi Donati, Léon Bloy, Giovanni Tecchio, Lionel Pigot Johnson, Dino Campana, Ezra Pound, Richard Le Gallienne etc.

In dono a Gian Ruggero Manzoni e ai lettori di larosainpiù, Mouche di Romolo Quaglino da Fior’ Brumali, Società Editrice Sonzogno – Milano, 1897

Mouche, pallido fiore
sorrideva al poeta
ne l’alcova discreta,
sorrideva d’amore

Eternavansi l’ore
a l’ombria segreta
senza un bacio: inquȉeta
l’anima del cantore.

Seguia la rumorosa
Matilde, da giunonico
sen nudo: glorȉosa.

Mouche vegliava: ironico
il poeta: « gran cosa »
disse « l’amor platonico! »


Gian Ruggero Manzoni, poeta, narratore, artista, teorico d’arte, è nato nel 1957 a San Lorenzo di Lugo, in Romagna, dove tuttora risiede. Nel 1975 si è iscritto al DAMS di Bologna, dove ha avuto come compagni di studi il fumettista Andrea Pazienza, lo scrittore Pier Vittorio Tondelli e, quale amica, Francesca Alinovi. Nel 1980, assieme ad Emilio Dalmonte, ha pubblicato, con Feltrinelli, “Pesta duro e vai trànquilo – Dizionario del linguaggio giovanile”, una ricerca sullo slang giovanile che è continuata fino alla pubblicazione, per Il Saggiatore, nel 1997, di “Peso Vero Sclero – Dizionario del linguaggio giovanile di fine millennio”. Nel 1983 è entrato nella redazione della rivista d’arte e letteratura “Cervo Volante”, diretta da Edoardo Sanguineti e Achille Bonito Oliva. In quel periodo ha allacciato i primi contatti con gli artisti della Transavanguardia, in particolare con Enzo Cucchi e con Mimmo Paladino, coi quali collaborerà in varie occasioni. Come teorico d’arte, artista e poeta ha partecipato ai lavori della Biennale di Venezia negli anni 1984 e 1986, edizioni dirette da Maurizio Calvesi. Con Marisa Vescovo, Concetto Pozzati, Piero Dorazio, Roberto Sanesi, Vettor Pisani e Omar Galliani ha fondato la rivista d’arte e letteratura “Origini”, che ha diretto fino al 1998. Nei primi anni ’90 è divenuto uno dei responsabili delle pagine culturali della rivista “Risk – Arte Oggi”, diretta da Lucrezia De Domizio Durini. Nel 2008 ha fondato la rivista “ALI” (Arte, Letteratura, Idee). Ha al suo attivo oltre cinquanta pubblicazioni con case editrici quali Feltrinelli, Il Saggiatore, Skirà, Scheiwiller, e oltre ottanta mostre pittoriche tenute in ambito nazionale e internazionale.

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