porto franco

Le ore sono parole da non dire
e passano altrove e si
disfanno sempre l’una e l’altra

L’una e l’altra, sintattico movimento del tempo è il tempo quando ha riparo indefinito nel suo tornare essente risvolto nel ritmo battente delle ore come parole che inducono laddove tutto è coincidente, ritorno e separazione così come fa la pioggia che intona il suo canto nella trasparenza del mattino e poi scende, di suo corpo fine, nel silenzio riflesso sulla roccia di una attesa ed è luce bianca, come bianco il sole, mentre è sempre lo stesso giorno il gambo sulla terra quasi fosse una aperta rientranza la vita da cui salpare, a cui riapprodare sull’isola d’aria persa in mezzo al mare. Parabola indicativa fin dal suo titolo Porto franco, il segno che Giuseppe Martella compie tra le pagine della sua prima raccolta poetica edita Arcipelago itaca. Una parabola che ha in sé parafrasi etiche e commovente ironia compiuta dentro a un complesso di princìpi che si intendono a partire dal loro raccordo, immediatamente percepibile con la quotidianità. Una rispondente scansione introduttiva ad una narrazione simmetrica all’istante di una fotografica traccia ipotetica, seppur oggettiva, che dischiude lo sguardo sulla roteazione del suo significare corpus viventi dentro all’attrazione di una maieutica cromatica, reiterata e sonante, che dell’uomo è inclinazione di un soffio di terra sul dorso del cielo.
Martella si termina e si torna inizio così come accade per l’ultima notizia / all’inizio del giorno, notizia da riascoltare dentro ad una stanza che ha la fragilità dei bambini quando ancora non sanno della sottrazione e spostano dal viso il vento sulla rifrazione di una foglia che cade per poi alzarsi ancora una volta sulla estremità del silenzio incontrato dove si curvano a nido le dita avvicinate ad uno spazio sostenuto dalle piccole cose a misura di un amore che è peraltro sempre sacro come sacro è il sogno nella brina dell’Alba. Un’alba che ha tensione significante nel tendere ascolto alla voce di una maiuscola che la chiama quale complemento di resistenza quando a incrinarsi è il mondo chiodato da una materialità che pur non riesce nell’intento di mortificare quel sogno inteso quale nutrimento e cura di un sociale, di una affettuosità, che non si arrende e che, come uccelli di rapina, si alza in volo verso l’azzurro, azzurro / azzurro del soffitto schiuso a specchio sul mare capovolto tra le braccia di quell’Invisibile che nell’uomo ha tesi nella natura e nella sua antropica appartenenza e al quale il poeta indirizza la sua orazione in quell’ora bruna del presentimento quando il ponderato passo dell’andare o non andare ha il profilo di un preesistente avvolgersi nell’ora incerta / dove non so chi sono, / e non so a chi chiedo, se mai chiedo / per forza o per amore. Amore, visione e concretezza, luce e ombra. Amore che pure non si lascia sfiorare per la sola paura di farsi del male e si racchiude nel basso tono di un segnale che s’alza a salvaguardia di tutta una esistenza miniata dalla geometria dello sguardo come quota di un’assenza fuori e dentro a un’enorme conchiglia, corpo vuoto in un labirinto senza centro dove è il verso a rincorrere le vibrisse in una morfologia che reitera un movimento ripreso sulla soglia incisa dal verbo echeggiante l’appartenenza e il suo mistero, indicativo presente dell’offrirsi a una preghiera che sia lieve come lieve è una carezza quando si adempie nell’incognita di una ipotesi, perché se / tu ci fossi, e se non fossi io, / chiederei perdono a te – perdono a Dio.

Daìta Martinez


Giuseppe Martella è nato a Messina e risiede a Pianoro (Bo). Ha insegnato letteratura e cultura dei paesi anglofoni nelle Università di Messina, Bologna e Urbino. I suoi studi riguardano in particolare il dramma shakespeariano, il modernismo inglese, la teoria dei generi letterari, il nesso fra storia e fiction, l’ermeneutica letteraria e filosofica, i rapporti tra scienza e letteratura, e tra letteratura e nuovi media. Dopo essersi ritirato dall’insegnamento, da alcuni anni si interessa anche di poesia italiana contemporanea, collaborando con saggi e recensioni a diverse riviste cartacee e online. Una sua poesia inedita, Kenosis, è risultata finalista al Premio Lorenzo Montano, 2020. Altri inediti sono già apparsi su “Il giardino dei poeti”, “Versante Ripido” e la sezione Instagram di “Poesia Blog Rainews”. Porto franco è la sua opera prima in versi.

Fra le sue altre pubblicazioni a stampa:

  • Ulisse: parallelo biblico e modernità, Bologna, CLUEB, 1997

  • Margini dell’interpretazione, Bologna, CLUEB, 2006

  • G. Martella, E. Ilardi, History. The rewriting of History in Contemporay Fiction, Napoli, Liguori, 2009 (in duplice versione, inglese e italiana)

  • Ciberermeneutica: fra parole e numeri, Napoli, Liguori, 2013

  • Tecnoscienza e cibercultura, Roma, Aracne, 2014


PORTO FRANCO di Giuseppe Martella