*
Le mani hanno creduto, hanno obbedito al tempo.
Quante volte hai sbagliato e lo sapevi dopo
la curva dei pensieri, il muro dei sensi, i desideri
ostinati a tenerti nel tuo cervello altrove.
Troppa realtà, troppa solitudine,
tu che volevi vantare il senso di quelle parole
che stavano insieme bene in un’altra vita vera.
Ogni volta il disordine è stato un giorno nuovo
ma non hai potuto disfarti, troppo tardi
ricominciare, e in quelle parole non ti volevi più.
Solo chi se andava per sempre ti voleva con sé.
Si portava via i gesti che non potevi più dire.
E poi di nuovo, a tradimento, nelle cose da fare,
nei pensieri arrivati da dirti di nuovo vivo, un peso
parte di te stesso, senza lasciare nessun peso indietro.
*
Sei tu, sei cresciuto – ti pare – e invece
sei stato cresciuto nei pensieri di altri, nella loro casa,
con le loro cose piene di anni già stati.
E non bastano i desideri
a colmare il vuoto del nascere
quando bevi i tuoi quindici anni senza le lacrime
con l’aria dei tigli, e il vino va tutto per quell’amore
ridicolo che non si lascia inghiottire,
che cosa ci stiamo a fare ti chiedi
noi qui, portati via da noi stessi – chi c’è
oltre la soglia – chi inventa la voce che fa male, da dove?
*
Ci siamo uniti anche noi per vedere
poi gli occhi se ne sono andati via con l’azzurro
verso l’alto felici pieni
di tutta l’attesa – portala alle estreme
conseguenze – precipitare
insieme
*
Sempre ti manca quello che hai: vivere.
Qualcosa di più necessario, seguiti a chiedere,
qualcosa che ti convinca, ti vincoli a.
«Perché continuo a scrivere?»
Forse perché puoi finire
lo fai, come uno cammina di sera
prima di cena, o un altro vanga l’aiuola,
o mette a posto il garage, perché tu potresti
– come lui – non varcare più l’ombra
dei lampioni, l’altro smettere di sperare
che germini il seme o più non sapere se le sue cose
sono ancora lì – potresti così tu non essere
più tu che lo chiedi, ti avventuri, tu
che diventi tu che lo scrivi.
*
L’ora migliore è sempre stata lo strappo del giorno,
quando partono le auto si alzano
le serrande i vicini affrettano i passi le porte
si chiudono con un colpo secco: è fatta,
mi dicevo, da qui in poi i minuti
hanno il loro binario
e finisce il naufragio
al largo del sonno – poi non sarò più sospinto
per oggi sull’orlo dove una voce s’inghiotte il suono
delle parole che nella testa mai smettono
di scavare. Dove sono non so, tutti quegli anni,
adesso questo stupore, immaginare
che avrei potuto, avrei potuto, e quello che è stato
è di più (meraviglia me stesso, che a me
sia accaduto, che tutto il passato – anche quello non mio
di paesaggi, eventi, parole – sia qualcuno che dice io.
*
Gian Mario Villalta, Dove sono gli anni, Garzanti, 2022

Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (Pordenone) nel 1959. Laureato in Lettere, insegna in un liceo a Pordenone. Dal 2003 è direttore artistico del festival letterario pordenonelegge. Ha pubblicato i libri di poesia: in dialetto (veneto periferico): Altro che storie! (Campanotto, 1988), Vose de Vose/Voce di voci (Campanotto, 1995), Revoltà (Biblioteca Civica di Pordenone, 2003); in italiano: Limbo (Nuova Compagnia Editrice, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Malcerti animali, in Terzo quaderno italiano (Guerini e Associati, 1992), Nel buio degli alberi (Circolo culturale di Meduno, 2001), Vedere al buio (Luca Sossella Editore, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011), Telepatia (LietoColle, 2016), Il scappamorte (Amos editore, 2019), Autofiction. Poesie 1982-2019 (Giuliano Ladolfi Editore, 2022), Dove sono gli anni (Garzanti, 2022). Sue poesie sono tradotte in francese, inglese, sloveno, serbo, spagnolo, olandese. Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra questi Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato inoltre i volumi: Andrea Zanzotto. Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto. Le poesie e prose scelte (“I Meridiani” Mondadori, 1999). In prosa ha pubblicato: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Padroni a casa nostra (Mondadori, 2009), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Scuola di felicità (Mondadori, 2016), Bestia da latte (SEM, 2018), L’isola senza memoria (Laterza, 2018), L’olmo grande (Aboca editore, 2019), L’apprendista (SEM, 2020), Parlare al buio (SEM, 2022).
Foto dal sito Arcane Storie
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