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Metamorfosi
Una delle prime cose che farò
quando tutt’e due saremo alberi
sarà dimenticarti
ma senza whisky e senza psicoanalisi
No, saprò dimenticarti
donando le foglie piú casuali,
ribelli, irregolari
alle schiere di passeri sui rami
e – vedrai – saprò dimenticarti
come ho già dimenticato
gli immani soffi atlantici
le diastoli e le sistoli del mare
che si tende o si apre
di sei ore in sei ore
cosí che ogni giorno quattro volte
avanza e si ritira
Io e te con le facce come
cortecce di rughe,
buchi da sembrare tane
e radici del buio piú profonde
io e te saremo entrambi bravi
a dirci come siamo stati
portatori nel complesso sani
d’abbandoni e resistenze
E cosí, rimanendo tali e quali,
fruste di salici, ali
potremo all’infinito ricordarci
*
Vecchi giochi
Dalle cose, ho divorziato
Le compro, mi cadono, ne rompo
l’involucro e via
nel cassonetto
oppure le sposto e le trasloco
di senso e di ruolo
come un vecchio gioco,
cosí mi sento l’uomo
piú adatto a conquistare
l’assoluto non essere che sono
Ma come sanno vendicarsi, loro!
Un inciampo improvviso del tono
le scioglie nel piú roco
sprofondo della voce,
pretende che le cose
conversino al mio posto
dall’angolo di mondo piú remoto
*
Balconi
Io lo so che per una questione
di angolature e di spigoli
forse in virtù della naturale
curvatura della crosta terrestre
noi vediamo le stesse sfumature di celeste
riverberare i massicci appenninici,
addensarsi le stesse nuvole,
intuirne i rovesci
il rimbombo, l’istante, i lampi sghimbesci
e più di rado
la compattezza delle nevi
come scendono lievi
fino in fondo ai balconi
alla vita degli interni
*
Nello specchio
Nello specchio stamattina ho visto
un sorriso che non conosco
Mi sono insaponato,
ho lavorato di rasoio
e alla fine ho ridato faccia d’uomo
al topo color cenere che sono,
i baffi vibratili sul naso,
gli occhi due buchi senza fondo
e le labbra aperte sugli spigoli
della chiostra di dentini dove esplodo
il mio squittio di primo buongiorno
Sarà che il mondo
è pieno di ambulanze, ma
– Nessun problema! – ho urlato,
non fosse per lo sguardo
intimo e privato
che dilapida anche adesso nel riflesso
questo gioco di ruolo del mio sogno
*
Salutz
Ogni giorno ricomincia
qualcosa di antichissimo
Enea che da Troia sbarca
dove il Tevere s’insala
Guardo tutto dal faro
i gradini scoscesi, la fila dei giorni
intanto che il mio saluto
e qualche bacio accogli
dall’isola dei topi
*
Alberto Bertoni, L’isola dei topi, Einaudi, 2021

Alberto Bertoni è nato a Modena nel 1955. Ha insegnato per più di un trentennio Letteratura italiana contemporanea all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni saggistiche: La poesia contemporanea (il Mulino, 2012), Poesia italiana dal Novecento a oggi (Marietti 1820, 2019), Una questione finale. Poesia e pensiero da Auschwitz (Book Editore, 2020), Voci del grande stile. Prose e poesie fra due secoli (il Mulino, 2023). Come poeta in proprio ha pubblicato diverse raccolte confluite poi nel volume Poesie 1980-2014 (Aragno, 2018). Per Einaudi ha pubblicato L’isola dei topi (2021). Nel 2024 ha pubblicato Libro dell’ansia (Book Editore), che riunisce le poesie di Ricordi d’Alzheimer e una sua versione poetica del testo L’età dell’ansia di W.H. Auden.
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