Fare poesia è approssimarsi alla verità dello spirito e del mondo, una ricerca dell’essenziale che accomuna la disposizione del poeta a quella di ogni marginalità.

Credo che la ricerca poetica consista nell’approssimarsi con desiderio a una verità sottile, un segmento iscritto nella durata che, come una traccia, si imprime e si supera simultaneamente, generando il segno.

Ho parlato di marginalità perché il poeta è spesso guidato da un desiderio di sostanza e di destino, un’impresa inopportuna per i contemporanei integrati, di una grandiosità in qualche modo minacciosa. Se ne intravede il destino di naufragio quando, sullo sfondo, incombe il rigido inverno o la rovina materiale.

Allo stesso tempo al poeta viene data in consegna una indagine. René Daumal riportava alcune concezioni di estetica e di poetica del mondo sanscrito a proposito del trattato Sahityadarpana (tra il XII e XVI secolo) di cui tradusse diversi passaggi.

Daumal usa la bella immagine dello 0 che aggiunto alla destra di un numero indica il salire a un altro livello di grandezze.

Ho concluso
scelgo un’altra lingua
questa mia è sfinita
e non metterò giù un rigo
atterrita dal silenzio
mandria, oceano immoto
ho chiuso gli occhi soltanto
ora che sogno colori saturi
e nella plastica desidero
compiutamente mi ripudio

lontano, lontano
smetto il contorno
così non mi commuovo
e mi tuffo nel sonno

fra le bracciate dei tristi
a picco con gli ebbri
con gli intossicati
sorte dopo sorte
torna il giorno
ma dileguo estranea
e non so chi affiorerà
mitigarsi identitario
ribollire di mosto
resterà scintilla
un episodio di sanità.

 

***

Qualcuno ti dirà della mia lingua
che è priva di inflessioni
come è stata nell’infanzia
un’isola remota, fuori mappa
pensavo a questo abbaglio
la solita domanda
da dove vieni tu, che non articoli?
persino adesso resto senza marca
a te sembrerà uguale ma è un inganno
che la mia lingua oggi è peregrina
è meticcia d’affetto e disamori
di salti calchi strani appropriazioni
del molto civettare si è giocata
la mia lingua matassa
che non sciolgo

 

***

Nel sottobosco, fra gli arbusti
Non la poesia, non il prodigio
la gemma senza stelo fa l’insetto
e il nettare si beve solo in volo.

 


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