La scrittura della poesia è l’atto finale di un lungo processo interiore. Posso stare mesi senza scrivere una poesia che sia compiuta, passando i giorni solo ad annotare frammenti di versi o appunti sul mio quadernetto. Poi, a un certo punto, sento il bisogno di rileggere, presa più che altro da curiosità, dal desiderio di sentirne il suono complessivo e ciò che quel suono può suscitare. Questa è la parte bella ma anche frustrante di tutto il percorso: infatti è difficile stare al di fuori dalla parola che abbiamo scritto e può risultare complesso, e allo stesso tempo esaltante, dare una forma compiuta a ciò che nasce in modo sfumato e discontinuo.
C’è alla base la presenza di una forza imprescindibile che mi spinge ad appuntare i frammenti e a farlo con passione e precisione. Credo che attorno a noi ci siano innumerevoli eventi preziosi, importanti e vitali, che premono per essere raccontati, per venir fuori dalla loro brevità. Ognuno di noi può scegliere di guardare qualcosa, di averne cura, di far luce su quell’esistenza nel mondo. Se è un poeta dovrà trovare un linguaggio, se non lo è si affiderà ad altre forme. L’importante è vedere la complessità e il valore del mondo che ci circonda, partecipare a questa incredibile tessitura.
La scrittura è per me conseguenza di uno stile di vita, semplice e a contatto con la natura, di letture, condivisione e silenzio. Passeggiare a lungo nella natura mi aiuta a osservare, a dare un nome alle cose dimenticate e meno evidenti. Mi aiuta anche a dare spazio a memorie tramandate e remote, a ricordi che per tempo ho tenuto lontani. Succede anche di accogliere dentro di noi un accadimento, qualcosa che arriva e a cui prestiamo i nostri versi, ma non lo conosciamo fino in fondo. Personalmente amo quell’accoglienza e il mistero che si annida ai bordi.

 

L’isola ha una grande stagione di sole
un corpo tiepido
dove il tempo si adagia per intero.
L’isola ha un promontorio allungato e tetro
e occhi spalancati verso il settentrione.
Da quella parte, scoscesa e scura,
pescatori accendono fuochi serali
e una notte polare scende
sulle loro case.

Gli altri non sanno del promontorio
e non ricordano il gelo.
Loro hanno altre notti
e mare tiepido per il sole versato.

*

C’è sempre qualcuno
nel punto immobile del fuoco
a tenermi il segno mentre leggo
un’eco di voci terrestri
un alfabeto di sillabe.
Il cerchio bianco di una cucina
in un tempo fuori misura.

*

Il tuo focolare appare
nella mia cucina traslucida.
È questa l’ora del fuoco
in un tempo deciso oltre il cielo.
Rendi caldo questo posto liquido
infondi l’idea del grano,
dell’impasto che poi sarà pane.
Il tuo mezzogiorno ampio
in questa luce di fondale.

 


Annalisa Ciampalini è nata a Firenze nel 1968 e vive ad Empoli dove lavora.
Ama da sempre la poesia e la matematica, la musica e la natura.

Nel 2008 ha pubblicato la raccolta “L’istante si dilata” con Ibiskos Editrice, nel 2014 la raccolta “L’assenza” edita da Ladolfi Editore, libro che ha ricevuto diverse recensioni e riconoscimenti. Nel 2018 pubblica “Le distrazioni del viaggio” edito da Samuele Editore. Il libro ha ricevuto diverse recensioni ed è stato finalista al premio Prato Poesia del 2019. Lo spesso libro è uscito in Colombia nel 2019 tradotto in spagnolo da Antonio Nazzaro col titolo “Las distracciones del viaje”.

Suoi contributi si trovano in varie antologie pubblicate da Fara Editore, tra queste “Il valore dello scarto” (Fara Editore 2016). Inoltre ha partecipato, insieme ad altri autori, al volume “Pierino Porcospino e l’analista selvaggio”, volume curato da Giancarlo Stoccoro ( ADV Publishing House, 2016).