SOLDINI DELLA POESIA DICE

La poesia è arte performativa, ovvero rappresenta uno stretto connubio tra il dire e il fare, laddove l’operosità artistica si embrica strettamente con la vita e viceversa. Mi verrebbe da dire che la poesia rappresenti la soglia più elevata, che esplicita l’umanità nella sua dimensione più appropriata, nella misura in cui offre la possibilità di mettere insieme e fondere nel crogiuolo del laboratorio persona la poiesis e la praxis aristoteliche. In modo che si abbia l’unità del momento pragmatico con quello pratico. Fusione per eccellenza di quanto appartiene all’essenza e all’esistenza di ciascun uomo, materia e forma, che vanno a costituire in un sinolo l’inscindibile unitotalità somato-psichica-spirituale della persona. Ecco perché ho da sempre sostenuto l’importanza di immergere la poesia in una visione del mondo particolare, che porti alla determinazione di una necessità della poesia vista in prospettiva estetica e etica, nelle more di declinare il dire e il fare nei termini di quell’esistenzialismo personalista, che si staglia intorno a movenze fenomenologiche, a scanso di equivoci o solo psicologici o solo materialisti o solo spiritualistico-mistici. Ecco perché al di là di equivoci come quello della cosiddetta purezza della poesia invoco per i poeti la necessità della concretezza che fa sporcare le mani col fango. Abbiamo bisogno, tutti, e non solo i poeti, di tornare all’humus, nell’humus, alla e nella dimensione umana.

Ora in questa fattispecie assume una particolare importanza la modalità espressiva nel momento della poiesis, che per la teoria dell’azione vuole il giusto distanziamento (per quanto solo in teoria) dalla praxis, per fare sì che l’oggetto testuale, fatto di segni, ovvero quanto il poeta coagula con le parole nell’oggetto-poesia, assuma la propria autonomia, nel momento in cui viene lasciato a sé, perché perduri nella testimonianza ai posteri. Essere e esistenza in dialogo. Come estetica e etica. Ecco, dunque, sopravanzare il linguaggio. Linguaggio che offre alla poesia la possibilità perchè questa abbia una dimensione anche ontologica. Il linguaggio poetico e la parola poetica, infatti, richiedono una cura particolare, quella pastorizia di cui parlò Martin Heidegger, il quale sosteneva che, poiché l’essere abita nella parola, il poeta si deve necessariamente fare pastore della parola, se vuole porsi, lui stesso, e porre la poesia nella dimensione ontologica.

Tutto nel tentativo di una ricerca di senso, che mandi in deroga le aporeticità esistenziali.

LA SUA POESIA CI DICE

(dal libro Lo spolverio delle meccaniche terrestri, Il Convivio Editore, Castiglione di Sicilia – CT, 2019)

 

DAL NIENTE AL TUTTO

prima o poi tutto torna sul punto
si sgroviglia la matassa e parla
da sola si ricuce capo e coda

ci si ritrova a cantare in corale
come alla scuola che sincera
cadono sicumera e maschera

esce dal silenzio lo spettro del niente
ammutolisce la sua sembianza in fieri
si delinea dall’ombra e tutto scocca

***

spunta dietro i cespugli la sfuriata
il silenzio insonne rotto dalle frasi
e i passi lenti nel rimbombo ottuso

luminescenza a ripiano dei cortili
la sofferenza dei gatti in calore
discesa agli inferi nei sottoscala

cosi fino a sfiorare muri del suono
la lividura della notte nel rimbalzo
si spegne ai sensi s’invera nelle ore

***

DOPO IL SILENZIO

la misticanza che prospetta il risveglio
tra la penombra del mattino e il suolo
e l’affannarsi ancora nella distinzione
tra il cielo e questa malmostosa terra
sono la goffa dimensione del principio

si intorbidano le acque con l’oscurità
certo la decisione per lo scavo e dura
ma il filo rosso si leva da sotto le apparenze
la sciccheria dei fini avanza con le ore
questi si schierano ai rumori dei tamburi

DICONO DI LUI E DELLA SUA POESIA

Giuseppe Manitta (bandella editoriale del libro Lo spolverio delle meccaniche terrestri).

Maurizio Soldini è una voce originale della poesia italiana, sia per la vivacità stilistica, sia per il modo con il quale affronta le problematiche della contemporaneità. Lo spolverio delle meccaniche terrestri rivela, già nel titolo, la molteplicità tematica dell’opera, che avanza per scorci e per visioni. Non si tratta, però, di frammentazione, perché alla base di questo procedere, che potremmo definire gnoseologico, esiste l’unità della ricerca, il desiderio cioè di varcare lo strato di polvere per vedere ciò che esiste al di sotto di essa. Soldini indaga l’identità e l’alterità delle cose e del mondo, ma non per questo dimentica i moti personali e le immersioni nella propria quotidianità, sino a contemplare la ricchezza di ogni dettaglio e di ogni manifestazione.

[…] ad un livello stilistico […] l’attenzione alla forma rappresenta il modo di riappropriarsi del significato originario della poesia, perché nell’intreccio delle espressioni e dei termini si realizza l’affermazione di un’idea, mai banale e mai scontata, del mondo e su sé stessi.

Gualberto Alvino, Recensione a Lo spolverio delle meccaniche terrestri, Treccani, 22 aprile 2019. 

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/recensioni/recensione_132.html

Poeta prolificissimo, Soldini è anzitutto un abile tessitore e un sagace metricista. […] Si leggano le tre terzine di La differance: […] un dettato irto di spigoli – all’insegna dell’obscurisme e del surrealismo più oltranzista – che ripudia tanto la compiutezza concettuale quanto l’immagine, seduttivamente abbozzandola per sùbito scancellarla in una sorta di toccata e fuga.

Ma […] con Segnacoli dei tempi lo scenario muterà traumaticamente: […] non più visione ma veduta; non caotici cumuli d’immagini distorte polverizzate negate, ma uno sguardo pacato e cordiale su figure e ambienti istantaneamente ravvisabili, persino familiari, non solo al lettore capitolino; il trobar clus e la signoria del significante che irrigidiscono il primo testo cedono qui il passo alla trasparenza e alla semplicità più leu, mentre il tono austero e incurante del lettore che regna su La differance, e su una quota cospicua dei componimenti, si scioglie in un ritmo narrativo affabile e appena ombrato di nostalgia per un passato in cui il poeta si ostina a voler consistere (sarà questo uno dei significati delle parole-chiave polvere e derivati, che a partire dal titolo occorrono frequentemente) e in un lessico non già seletto e specialistico come nel resto dell’opera. 

Quale dei due modi di formare rappresenti il miglior Soldini sia il lettore a decidere.

Marco Ciaurro, Il Convivio, Anno XX, n. 4, Ottobre-Dicembre, n. 79, 2019

Il verso di Soldini è così, più che rima e metrica, è emozione scoprente il senso, ma ogni espansione, emozione, parola che non sa dirigersi è spirito sperperato, disperso. La poesia cerca, apre la via della critica dando ragione, per una parte, all’emozione creatrice, dall’altra alla severità della ratio nel dis-cursus.

SOLDINI E I POETI “INFLUENCERS”

Ho sempre amato leggere e tuttora leggo tutto quello che mi è possibile leggere, tutti i poeti o quasi. Certo, bisogna pure fare una scelta e in qualche modo seleziono anche io. Non so e neppure potrei dire dal mio punto di vista chi mi ha influenzato e chi mi influenza. Questo lo lascio dire ai lettori e in particolare ai critici, non nego che per me la tradizione è molto importante, anche se cerco di attualizzarla e di dare un taglio a quello che scrivo secondo il mio stile e la mia poetica che cerco di rendere originale. Posso dire, però, che tra i poeti che ho amato e che amo di più ci sono, tra gli italiani, Dante, Petrarca, Ariosto, Leopardi, Saba, Ungaretti, Pasolini, Fortini, Caproni, Sereni, Giudici, Pavese, Montale. Sicuramente ne ho dimenticato qualcuno. Dei viventi non nomino nessuno. Li seguo tutti e li leggo, tra loro ho anche i miei preferiti, ma non li nomino. Tra gli stranieri anche sono diversi gli autori che mi stanno a cuore. Due nomi per tutti Eliot e Celan. Ma tra tutti proprio tra tutti il mio faro è sempre stato e rimane Eugenio Montale, checché se ne dica.

Maurizio Soldini ha all’attivo numerosi interventi, articoli e saggi che spaziano dalla scienza medica alla bioetica, dalla filosofia alla letteratura. Ha pubblicato diverse monografie tra cui: Filosofia e medicina. Per una filosofia pratica della medicina (Armando, 2006), Wittgenstein e il libro blu (Mattioli 1885, 2009), Il linguaggio letterario della bioetica (Libreria Editrice Vaticana, 2012), Hume e la bioetica (Mimesis, 2012) e Misericordia e Medicina (Mattioli 1885, 2016). Ha collaborato e collabora con Blog, Riviste cartacee come Sulle Tracce del Frontespizio e Riviste on-line, oltre che con quotidiani, in particolare con i quotidiani Il Messaggero e Avvenire. Le sue poesie sono presenti in diverse antologie poetiche e in numerose Riviste cartacee come La Questione Romantica e on-line. Ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Frammenti di un corpo e di un’anima (Aracne, 2006), In controluce (LietoColle, 2009), Uomo. Poemetto di bioetica (LietoColle, 2010), La porta sul mondo (Giuliano Ladolfi Editore, 2011) e Solo per lei. Effemeridi baciate dal sole (LietoColle, 2013). Lo spolverio delle meccaniche terrestri (Il Convivio Editore, 2019), che può essere considerato come il punto d’arrivo della raggiunta maturità poetica, è stato finalista nel 2019 nella cinquina del XXXI Premio Internazionale di Poesia Camaiore-Belluomini.

Foto di Dino Ignani