Qui la vita ha il senso di un miagolare disperato. La metafora nell’arrampicarsi per saltare
da un capo all’altro della fune invisibile.
Qui dove i piedi piantati per terra sono
le radici di un cielo nuovo,
anche il sole si avvita in un doppio carpiato.

*

Per questo
e per la pace
lasciate che i passi seguano il corso
nei vicoli ombrosi che sugella la vita. Chiamarsi sottovoce è lieto anche al cielo.

*

A Idlib raccolgo le spine che poi infilerò nella collana. Ne farò dono a chiunque saprà piangere lacrime vere raccoglierò i lacci delle scarpe abbandonate nel fango per farne la fune più lunga del mondo
così da unire i capi del mondo.
Sarà impresa complicata fare un fiocco nuovo?
Che Dio abbia pietà di me
che non ho più forza di infilare spine.

*

Questa sera ha radici in cielo
e tu le vedi rosa.
Del silenzio che ci avvolge
sento il vermiglio del melograno sulle guance: una semplicità che scioglie la ruggine dei cardini.

*

Mai
fu
così dolce il silenzio.
Ogni parola al proprio posto tacitamente.
Vedo pareti senza quadri
senza cornici.
E il sole becchettante alla finestra.


 

Alfonso Graziano è nato a Foggia dove tuttora risiede. Laureato in scienze politiche-economiche presso l’Università di Salerno, scrive fin dai tempi del liceo, ma in maniera costante da una decina d’anni ormai. Sanguigno e viscerale il suo stile in alcuni casi – qualcuno ha detto un pugno nello stomaco – in altri quasi a sfiorare la dolcezza, una carezza. Inquietudine e radicamento nel Novecento, i tratti principali dei suoi componimenti. Ritmo e sospensione, silenzio e ricerca, Eros e Tanatos gli ingredienti essenziali del suo scavo nelle parole senza nessuna ricerca didascalica, né didattica. All’attivo tre sillogi: del 2012 “Nelle meditate attese”, (Rupe mutevole edizioni); sempre del 2015 “Il carnevale degli uomini” (edizioni Divinafollia) premiato alla Città di Murex, Firenze nel 2015 e al La Sirena a Tortoreto; nel 2017 pubblica “Ti dico ora come ho smesso di morire” Di Felice edizioni. A marzo 2017 ha esordito con il testo teatrale ”Concerti per violino” arrivato secondo al concorso Rive Gauche di Firenze a dicembre 2017. Precedentemente terzo al concorso Spiragli di Altamura nel 2014 e nel 2012 a Trino vercellese al premio L’incontro. Premio speciale della giuria per la migliore silloge d’amore 2018 a “Di te cosa rimane se non il rumore del mare in tempesta” – Firenze concorso Rive gauche. Tradotte in albanese, greco e americano alcune sue poesie.