Mentre recupera materiale di canto per lo più dalla cronaca contemporanea, Raffaela Fazio si cimenta in una ricerca di senso che tocca i toni di un’intensa spiritualità, facendo degli eventi (difficile, spesso, tracciare un confine fra destino e volontà, tra forze meccaniche e invisibili) uno strumento di indagine conoscitiva.
Tema focale delle storie dei tredici personaggi raccontati dall’autrice è quello del trapasso: l’incommensurabile punto di rottura che libera dal corpo i ventuno grammi dell’anima, indirizzandola a un viaggio misterioso quanto quello della vita.
E, dunque, nonostante la brevità e l’asciuttezza dei testi, si respira in questa raccolta l’ampiezza e la complessità di una tensione che non si stanca di accumulare domande e di rappresentare il perpetuo oscillare fra il tutto e il nulla, fra il pieno e il vuoto.
Ogni gesto, ogni evento sembra possedere un suo ardore abbagliante, entro il quale si cela il senso segreto ed epifanico del passaggio, quasi che tutta l’esistenza del singolo si coaguli per intero in quella sospensione tra l’una e l’altra dimensione in cui ogni uomo scopre la sostanza più intima di sé stesso.
Ogni personaggio possiede una vocazione cristica al dono della propria esistenza, nella convinzione che, perdendola, la salverà per sempre. È questo convincimento a rendere sacro il corpo marcescibile, ed eterno il tempo finito del singolo
Tredici (forse perché il tredici è un numero karmico che rappresenta la morte, la trasformazione e la rinascita) sono questi eroi d’amore, tra i quali Liviu Librescu, Lawrence Oates, Lori Jackson, Marianna Biernacka, in cui si realizzano sia quell’unità fra vita e morte, sia quell’oscuramento del limite che aprono l’intelligenza delle cose all’infinito.
L’amore (unica risposta contro il male della Storia, dell’Uomo desolato e della Natura, quando è matrigna) è, in ultima analisi, il centro motore di questa raccolta, che si avvale di una lingua cristallina e intensa – che mescola insieme lirismo, filosofia e religiosità – in cui anche il realismo e la precisione del dettaglio stanno in relazione con l’afflato mistico, e la sensibilità poetica approda ad un messaggio etico, tanto che Giancarlo Pontiggia, che ha firmato la postfazione, scrive che «racconti morali potrebbe essere anche il sottotitolo del libro».


Franca Alaimo