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La poesia “ci rivela che abitiamo la Terra non solo prosaicamente – sottomessi all’utilità e alla funzionalità – ma anche poeticamente, votati all’ammirazione, all’amore e all’estasi.”

(Edgar Morin)

Distanze della memoria

C’è stata una distanza elettrica
Bruciata al fulmicotone
Maglietta a righe, pantaloni corti
Un blues malinconico
Su bianca salsedine a passo lento tra i capelli.

Di stanze vuote
Di persone e canzoni alla radio
Eco grafie su muri in cartongesso
Mentre fuori piove di tutto
Tu ripari le orecchie sul vetro.

Necessarie distanze abissali
Profondità̀ di atmosfere pesanti
Che fracassano le ossa
Mutano la forma del corpo
Da far spuntare zanne curve e uncini.

D’istanti si fanno gli anni
Decisivi del futuro prossimo
Sarò, saprai prima o poi
Telai appesi d’oro
Articoli dimostrativi dell’io sono stato.

Di stantie frasi è fatta la memoria
In bianco e nero come i cani
Che urlano alla luna
Per farla scappare via
E indugiare oscuri tra i grilli impazziti.

*

Troppa grammatica e poca pratica

Alfa privativo/condizionale presente/passato imperfetto
Troppa grammatica/nessuna pratica/gettando a caso la punteggiatura
Cambia il senso della frase/trionfa l’incidentale/il futuro è trapassato.

Leggevo tra le righe un delirio esclamativo/traducendo a mente/di senso corrente
Sottinteso l’oggetto/pretesto significante/desinenza declinata
Frainteso il complemento/a chi e a che cosa/non ha termine.

Ma il plurale è singolare/se il verbo non concorda/l’eccesso di consonanti da sfoltire
Ma cosa vuoi capire?
Troppa grammatica e poca pratica/il testo è compromesso
E se non c’è più il nesso/bisogna tornare al primo capoverso
Per ripartire dal soggetto.

*

Numeri ordinali

Il respiro non conta il numero dei giorni
La colpa sfuggita alla morale
Che si tramanda di madre in figlio.

La somma dei non c’era ragione
Testa o tempo sulla pelle consumata
– Sovrapposti non sentivamo il peso vostro onore!

Un fardello da tenere in equilibrio
che si ritrova seguendo gli spifferi sul collo
che troppo leggeri si rischia di essere felici.

La sentenza ci inchioda
Se fossi vaso che trabocca ti saprei colare
Sulla lingua ossa portate in giro da sogni che svaporano

Interferenze elettriche tra le onde del destino
No, non era la fine del mondo
Tornati leggeri ci sopravvivremo.


Cinzia Accetta (1973) Autrice, architetto e docente di Storia dell’arte.

Ha pubblicato il romanzo Note di passaggio (Eidos Editore) e il saggio Sulle tracce dei Cavalieri di Malta (Caracoll Editore). Ha insegnato presso la facoltà di Architettura di Palermo e pubblicato numerosi articoli scientifici sul restauro dei monumenti. Scrive articoli su riviste di settore, cogestisce il portale web di cultura poetica “Carteggi Letterari” (www.carteggiletterari.it).
Siciliana, vive e lavora a Palermo.