L’impazienza della poesia

Avvolta in una tuta da meccanico,
con la malinconia liquida nel petto,
volevo fare il pilota d’elicottero
solo in autorotazione recupero i battiti,
ma l’impazienza della poesia
mi ha insegnato a volare

La siccità del vuoto

Si svuota la casa
in poco tempo,
i vestiti i cappotti,
non resta nulla di sé,
restano i muri a secco
resta la siccità
del non detto.

Domande feroci

Necessito della vibrazione
dei tuoi occhi liquidi,
da quando ci siamo salutate
sui navigli,
tra la folla
ancora ti cerco,
nel blu dell’imbrunire
ci sono domande feroci:
i nostri argini
non resisteranno a lungo.

Nel fango a giocare

Sleghiamoci dalle nuvole
perdiamoci nel fango a giocare
dischiudendo le ali all’aurora boreale,
con le mani modelliamo creta di stelle,
spifferi della notte
da cui cola l’oro dell’universo,
punti di sutura
cuciture con fil di ferro lucente.

Un’eterna storia d’amore

Lei acrobata
perse tutti i petali
restando legata alla trama di carbonio,
Lui impavido
impallidì al bacio leggero
della sua corolla sciupata dall’azzurro.

Nota dell’autrice. Il “vuoto d’aria” accade quando l’elicottero perde improvvisamente quota perché incontra una forte corrente discensionale, il termine è errato sia in aeronautica sia nella vita perché non può esserci assenza d’aria altrimenti non potremmo volare o vivere. Eppure il “vuoto d’aria” è la metafora perfetta che rappresenta ciò che accade nel volo della mia vita: la dinamica delle turbolenze destabilizza la quotidianità, (ri)aprendomi alla meraviglia, al dialogo con la Poesia, perché il vuoto d’aria è l’innesco per comprendere i pieni.

Claudio Ardigò. Essenziale, limpida, antiretorica, meditativa: è “Vuoti d’aria” la nuova silloge di Moka. Le sue poesie sono dotate di quel senso di poeticità emanato da ogni atto della vita quando lo si indaga a fondo, fino alla radice derivante dagli impulsi dell’anima. Con liriche brevi, di pochi versi, oppure con brani più lunghi, diffusi in dettagli, sogni, voli e solitudini, Moka crea un’atmosfera tra inquietudine e serenità, tra smarrimento e certezze, temperata da quella sua vitalità di un’esistenza ricca di presenze capaci di aprire verso l’impalpabile conforto dello spirito disponibile oltre i confini del quotidiano: forse i segni della speranza, forse i segni del divino in quella sensibilità tipica di chi scrive poesie e la distingue dalla restante umanità […].


Moka (all’anagrafe Monica Zanon), nata nel pieno inverno del 1982, da mamma toscana e papà veneto, è indigena di Solcio di Lesa (NO) ed è cresciuta nell’azienda agricola dei genitori, contesa tra il verde della collina e il blu del Lago Maggiore che ama definire la chiave di lettura dei suoi umori. È perito meccanico e lavora in una ditta di manutenzione elicotteri. Durante gli studi tecnici ha incontrato la Poesia e grazie a lei ha trovato il suo modo di comunicare. La parola poetica è necessaria per comprendere se stessa e il mondo. Vita e Poesia sono inscindibili. Nel 2014 ha fondato l’Associazione Licenza Poetica, insieme ad alcuni amici. Crea e collabora all’organizzazione di eventi letterari, come la Fiera del Libro di Cremona. Ha diverse pubblicazioni all’attivo, sia personali che collettive, con Le Mezzelane Casa Editrice ha pubblicato le sillogi “Nella mia selva sgomenta la Tigre” (2018) e “Un tempo assente” (2019), il suo racconto breve “La lettera di Blue” è inserito nell’antologia “Racconti e altri racconti” (2020). È curatrice della collana digitale “I Girini” di poesia de Il Babi Editore. Gestisce il suo sito personale https://www.mokaend.com/ e quello dell’associazione http://www.licenzapoetica.com.