Un tempo la grazia ci appartenne
abitammo in lei come in una tana
con la speranza vana
che da rifugio diventasse strada
pane quotidiano, accordo risonante.

Oggi, guardando i campi arati
le zolle scure e arrese alla calura
penso a quanta cura meritava
il nostro dispiacere
prima che sfiorisse inutilmente
tutte le sere.


Mi manca, del silenzio, la sua intima bellezza
quell’aprirsi in guscio e rivelare immenso
il piu piccolo particolare della foglia
quel tracimare in fiotti o dilagare lento,
a colmare ogni invisibile ferita
ogni faglia aperta e dolorosa
dell’insolenza, della tua assenza.


Questo essere lontano
non appartenere a un luogo
ad una terra, cercare impronte
inesistenti, legami lisi, impermanenti,
questo saettare inutile e furioso
di braci e pentimenti
si placa – non si risolve – nell’oblio doloso.

La cura del liutaio ci vorrebbe
che incolla i pezzi uno ad uno
con i lembi esatti, combacianti
e dopo lucida le scaglie d’ebano
brillanti.

Ulisse Morgione, nasce nella sonnolente Calabria Ionica, a Catanzaro, dove ha vissuto fino al diploma. Si trasferisce poi a Firenze per studiare e laurearsi in Lettere moderne, ricevendo dalla terra toscana un profondo impatto emotivo. Dal 2000 vive e lavora a Napoli, terra di emozioni contrastanti. “La cura del liutaio”, la sua raccolta di poesie, è un importante cesello dell’anima.