foto_isaLa poesia è per me un tentativo inesausto di espressione del sommerso, del sotteso, del sacro; è ricerca inestinguibile della parola esatta che traduca la percezione dell’istante.
Così Emily Dickinson: il poeta è colui che «distilla un senso sorprendente / da significati ordinari / ed essenza così immensa // da avvenimenti familiari», da essere un «rivelatore di visioni», che «ci destina – per contrasto – / a un’incessante povertà».
Non siamo mai noi il poeta: è l’altro. La voce che ci sorprende e ci lascia immobili, con la sua visione del reale; la prospettiva inattesa, che darà forma diversa alla nostra consapevolezza, plasmando una nuova realtà con la sua parola.
In questo senso la poesia è anche speranza: di superare quell’eterna nostalgia di pienezza, d’infanzia, di cura che ci strugge e ci accomuna come creature mortali; è la fiducia di potersi ancora capire tra esseri umani, di potersi incontrare in quel punto silenzioso, alto, dove il dolore stinge, il tempo è un cerchio, e la bellezza radiosa non ha spine.

Il senso

Viottoli di bianco esteso candore
acuminato negli occhi lo sfascio
dei petali

bellezza taciturna divampa
segna le ore al quadrante
della sete

il negarsi precipite immacolato
del florilegio che grida
l’incanto

i cordogli custoditi oltre
quell’intagliato margine
di scogliera

che rinvia d’ogni cosa
la radiosa spina
e puro serbato il senso.

*

La promessa
a Sue

Di risa terse e parlati cortili
ha sognato stanotte il ricordo

nelle sere piane, tra lagune d’erba
mi dicevi assorti, nel vento,
i papaveri

a segnare il passo
doppio
eravamo negli sterrati bianchi
che fendevano di sassi
le serietà del grano

mi venivi a cercare
tra torri sfrante
se abdicavo, nelle ginocchia,
alle spirali d’ombra
del giorno in opera

tu diritta
lo sfascio alle spalle
i garbugli al fianco d’ortiche
intera la fronte, nel dono
senza scampo

l’altra metà del pensiero
ancora dice mare, dice sonno
ma ribatte il taglio
la promessa

di un restare oltre
che cammina le vie.

Mi è qui ora, come pane
il sapere con te l’acqua, la pietra
l’istante nel rogo di pace

un bene che conosce, posa chiaro
dissolto negli anni, il mattino
che attutisce nel sole
tenero, assorto
e altro non chiede.

*

L’amore degli umani

essere toccati
in quel punto indifeso e segreto
dove depone il suo bene la parola esatta
che ci fa immobili in un battito da dentro
nella nostalgia profonda della cura.


Isabella Bignozzi è odontoiatra, autore di articoli scientifici di rilevanza internazionale. Ha pubblicato racconti, prose e contributi critici su varie riviste letterarie, e il romanzo storico a memoriale Il segreto di Ippocrate per La Lepre edizioni, finalista al premio Como 2020. Alcune sue liriche sono apparse su «Inverso – Giornale di poesia», «Poesia del nostro tempo», «Versante ripido», «Atelier poesia», e sul blog di Marco Ercolani. La sua prima silloge Le stelle sopra Rabbah, accompagnata da una postfazione di Elio Grasso, è stata commentata da Paolo Polvani, Franca Alaimo, Antonio Fiori. Una sua prosa inedita è stata finalista alla 35^ edizione del Premio Lorenzo Montano.